Jane Austen

FAQ

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Una serie di domande-risposte per sciogliere dubbi e curiosità sulla vita e le opere di Jane Austen. La pagina sarà via via aggiornata, anche con il contributo del forum a lei dedicato su "anobii", il "Jane Austen Bookworm Club". Chi vuole partecipare, con domande o con osservazioni, aggiunte, precisazioni sulle risposte, può scrivere al mio indirizzo e-mail: ierolli@hotmail.com.


Vita

JA aveva una predilezione particolare per Maria Stuarda?

È vero che JA non si è potuta sposare con Tom Lefroy per questioni economiche?

Da dove nasce la voce di un innamorato misterioso di JA?

Perché Edward Austen aspettò così tanto a offrire una casa alla madre e alle sorelle?

Che cosa si sa della proposta di matrimonio prima accettata e poi rifiutata da JA?

Di quale malattia è morta JA?

Quanti soldi guadagnò JA con i suoi romanzi?

Chi sono gli eredi di JA? Ha parenti viventi?

Quali furono i rapporti di JA con il dottor Charles Haden? È vero che era attratta da lui?

Quali erano gli scrittori preferiti da JA?

Che cosa sappiamo dei genitori di JA?

È vero che JA aveva una decisa avversione per Bath?

È vero che la nipote Fanny scrisse in tarda età una lettera in cui criticava la zia?

Come spendeva i suoi soldi JA?

Perché JA fu sepolta nella cattedrale di Winchester?

Perché JA non menziona mai nelle sue lettere il fratello malato George?

Opere

Qual è il valore attuale delle diecimila sterline di rendita di Mr. Darcy?

Sir Charles Grandison lo ha scritto davvero JA?

John Dashwood non aveva degli obblighi legali nei confronti della matrigna e delle sorellastre, dopo la morte del padre?

Il vincolo a favore di Mr. Collins in Orgoglio e pregiudizio era stabilito dalla legge, o c'era la possibilità di lasciare la proprietà a una figlia femmina, in mancanza di maschi?

Perché Mr Edward Gardiner, in Orgoglio e pregiudizio, pur essendo sufficientemente benestante e ben educato, viene trattato con disprezzo da alcuni gentiluomini?

Che cosa prevedeva la legge in merito a due giovani che scappassero per sposarsi senza poi celebrare le nozze?

Qual è la cronologia delle opere di JA?

Quanto sono lunghi i romanzi di JA?




JA aveva una predilezione particolare per Maria Stuarda?


Maria Stuarda

Sicuramente sì, e fu una predilezione molto precoce. Nella sua Storia d'Inghilterra, scritta quando aveva poco più di quindici anni, il capitolo su Elisabetta I, ovvero colei che fece uccidere Maria Stuarda, è esilarante da questo punto di vista, e, non a caso, la sorella Cassandra per questo capitolo preparò, oltre all'immagine di Elisabetta, anche quella di Maria.

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È vero che JA non si è potuta sposare con Tom Lefroy per questioni economiche?


Tom Lefroy

Più che vero è probabile. I due si conobbero a Steventon durante le feste di Natale nel 1795. Lefroy, praticamente coetaneo di JA: era nato l'8 gennaio 1776, quando lei aveva meno di un mese, era ospite degli zii (George e Anne Lefroy, quest'ultima conosciuta come "Madame Lefroy") a Ashe, e ci sono rimaste diverse testimonianze, nelle lettere di JA di quel periodo, che confermano un flirt tra i due (lettere 1 e 2, del gennaio 1796, e poi la lettera 11 del 1798). Certamente, poi, la situazione economica di lui non avrebbe consigliato un matrimonio con una ragazza praticamente senza nessuna dote com'era JA. Era stato infatti aiutato a studiare da uno zio e doveva ancora iniziare la sua professione di avvocato, che lo portò poi in Irlanda, dove morì molto vecchio, a 93 anni nel 1869, dopo essere diventato "Chief Justice of Ireland", ovvero Presidente della Corte Suprema d'Irlanda.
Se sui sentimenti di JA abbiamo degli indizi nelle lettere citate, su quelli di lui abbiamo solo una frase riportata da un suo nipote, Thomas Edward Preston Lefroy (che nel 1846 aveva sposato Jemima Lefroy, figlia di Benjamin Lefroy e della nipote di JA, Anna Austen), in una lettera del 16 agosto 1870 a James-Edward Austen-Leigh, quando quest'ultimo stava preparando la biografia della zia. La frase è: "mi disse in tutti i modi che era stato innamorato di lei, anche se delimitò quella confessione dicendo che si era trattato di un amore giovanile."
Mettendo insieme questi indizi, si può ragionevolmente supporre che tra i due ci fosse una reciproca attrazione, ma che la situazione economica impedì, per loro volontà o più probabilmente per l'intervento dei loro parenti, di proseguire la relazione. I due, infatti, non si rividero più. C'è anche un altro piccolo indizio, ovvero che una delle figlie di Tom Lefroy fu chiamata Jane; qualcuno ha voluto vederci un omaggio a quell'amore giovanile, ma visto che la suocera di Lefroy si chiamava, appunto, Jane, e che si usava, e ancora si usa, dare il nome dei genitori ai propri figli, l'ipotesi appare molto esile.
Quanto al Tom Lefroy dipinto nel film Becoming Jane come uno scavezzacollo abile nel fare a pugni e nel godersi la vita, e per questo castigato dallo zio con un soggiorno in campagna dai parenti, la realtà sembra essere stata tutt'altra, visto che abbiamo due testimonianze su di lui che dicono cose molto diverse. La prima è proprio dello zio che gli aveva finanziato gli studi, Benjamin Langlois, che in una lettera al padre di Tom del dicembre 1792 scrisse: "Thomas ha tutto nel suo temperamento e nel suo carattere che può accattivarsi l'affetto. Buon cuore, mente pronta, buonsenso; e c'è così poco da correggere in lui come non mi è mai capitato di vedere in qualcuno della sua età." La seconda è del dr. H. Burrowe, che era stato insegnante di Tom al Trinity College dal 1790 al 1793, e che, in una lettera del 21 aprile 1795, sempre al padre, scrisse: "Per il suo grande successo al college non rivendico nessun merito da parte mia. È stato interamente dovuto alle sue doti e alla sua giudiziosa diligenza. Dev'essere una grande soddisfazione per voi, venire a sapere che, per quanto mi sorregga la memoria, nessun giovanotto ha lasciato il nostro college con una reputazione più alta. Nessuno tanto rispettato da tutto il corpo docente. [...] Sulla sua condotta a Londra, per quanto seducenti possano essere i gli ozi e i vizi che promette, non dovete avere il minimo dubbio. Egli è, per i suoi principi religiosi, per il suo desiderio di conoscenza e per la sua giusta ambizione, fortificato in tutti i sensi."
I brani delle due lettere sono nella biografia di Thomas Lefroy scritta dal figlio, suo omonimo: Memoir of Chief Justice Lefroy, Dublin, 1871, e li ho trovati citati in un articolo su "Notes and Queries" (53(3), September 2006, pagg. 311-314) di Joan Klingel Ray: "The Truth about Jane Austen and Tom Lefroy".

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Da dove nasce la voce di un innamorato misterioso di JA?


Cassandra Austen

L'amore misterioso deriva da un accenno che Cassandra, molti anni dopo la morte di JA, fece alla nipote Caroline circa un uomo conosciuto durante una vacanza nel Devon. La storia è in una lettera, scritta nel 1870, quando James Edward stava preparando la seconda edizione della biografia della zia. Caroline racconta che la zia Cassandra stava passando, nel 1828, un periodo da lei e la madre a Newtown, dove conobbero un certo Henry Edridge, una persona molto gradevole e di bell'aspetto, e continua così:

Mia zia ne rimase molto colpita, e io rimasi colpita dalle sue lodi, visto che era così raro che esprimesse apprezzamenti su degli estranei. Successivamente, in un'altra occasione - non ricordo esattamente quando - parlò di lui come di qualcuno insolitamente dotato di tutto ciò che poteva risultare gradevole, e disse che gli rammentava molto un gentiluomo che avevano incontrato un'estate, quando erano al mare - credo che disse nel Devonshire; non credo che precisò il posto, e sono certa che non parlò di Lyme, perché altrimenti me ne sarei ricordata - che sembrava molto attratto dalla zia Jane - suppongo che la conoscenza si prolungò per alcune settimane - e che quando dovettero separarsi (immagino che anche lui fosse un turista, ma la sua famiglia poteva anche risiedere lì vicino) lui insistette per sapere se l'estate successiva sarebbero tornate, lasciando intendere, o dicendo esplicitamente, che lui sarebbe stato di nuovo lì, in qualunque posto si fosse trovato all'epoca. Posso solo dire che l'impressione di zia Cassandra era stata che si fosse innamorato della sorella, e che fosse del tutto sincero. Poco tempo dopo seppero della sua morte. Anche Mr Henry Edridge mori improvvisamente poco tempo dopo averlo conosciuto a Newtown, e suppongo che fu proprio la coincidenza della morte prematura a spingere la zia a parlare di lui - dello sconosciuto. Sono certa che lo ritenesse degno della sorella, dal modo in cui ne parlò, e anche che non avesse dubbi sul fatto che sarebbe stato un corteggiatore che avrebbe avuto successo.
Recentemente è uscito un libro, Jane Austen. Un Unrequited Love (The History Press, Stroud, Gloucestershire, 2009), in cui l'autore, Andrew Norman, si dice convinto di aver individuato l'uomo misterioso nel rev. Samuel Blackall, ovvero nella persona, invitata da Madame Lefroy, che JA conobbe a Steventon l'anno successivo al flirt con Tom Lefroy. Norman fonda la sua ipotesi su alcune altre fonti (una lettera della stessa Caroline a Mary Leigh, alcune annotazioni di Louisa Bellas - figlia di Anna Austen - e una lettera di Catherine - figlia di Frank Austen - a James-Edward, sempre in occasione della preparazione della biografia citata prima) che però sono quasi altrettanto lacunose, e accennano a Blackall, che come abbiamo visto era persona conosciuta da JA, senza dare riferimenti più precisi.
Il rev. Blackall, peraltro, morì nel 1842, più di vent'anni dopo JA, ed è citato due volte nelle lettere di JA: la prima nella lettera 11 del novembre 1798, dove si capisce che tra i due c'era stato qualcosa l'anno precedente, qualcosa che però JA considera ormai concluso, in quanto, dopo aver citata una lettera a Madame Lefroy nella quale lui declinava un invito per le festività natalizie, scrive:
Ciò è sufficientemente razionale; c'è meno amore e più buonsenso in questo di quanto possa talvolta essere sembrato in precedenza, e io sono soddisfattissima. Tutto procederà nel migliore dei modi, e si estinguerà in maniera molto ragionevole. Pare che non ci sia nessuna possibilità di una sua venuta nello Hampshire per il Natale, ed è quindi molto probabile che la nostra indifferenza diverrà presto reciproca, a meno che il suo interesse, che all'inizio sembrava scaturire dal non sapere nulla di me, si rafforzi meglio non vedendomi più.
L'altra lettera è del 1813, al fratello Frank, e fu scritta quando JA seppe del matrimonio del rev. Blackall (lettera 86):
Mi chiedo se hai avuto occasione di leggere sui Giornali del matrimonio di Mr Blackall nel gennaio scorso. - Noi sì. Si è sposato a Clifton con una certa Miss Lewis, il cui padre era stato ultimamente a Antigua. Mi piacerebbe molto sapere che genere di Donna sia. Lui era un esempio di Perfezione, la personificazione di una chiassosa Perfezione che ricordo sempre con stima.
Quella "stima", subito dopo la "chiassosa perfezione" sembra molto più una delle solite ironie di JA, piuttosto che il ricordo di una persona affascinante.

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Perché Edward Austen aspettò così tanto a offrire una casa alla madre e alle sorelle?


Edward Austen

Il rev. Austen morì il 21 gennaio 1805, nella casa dei Green Park Buildings East a Bath. La moglie e le figlie si trovarono così a disporre di risorse economiche molto limitate, tanto che i fratelli, con l'eccezione di Charles che era alle Bermuda, si tassarono per offrire loro una rendita annua accettabile: Frank e Henry per 50 sterline ciascuno, e Edward per 100. Le tre donne, comprese le rendite di Mrs. Austen e quella di Cassandra, derivante dalle 1000 sterline che le aveva lasciato il suo fidanzato morto nel 1797, potevano così disporre di entrate pari a circa 450 sterline l'anno, una rendita non particolarmente elevata, ma nemmeno irrisoria. Per risparmiare, comunque, cercarono una casa più economica, sempre a Bath, e si trasferirono prima a Gay Street e poi, per breve tempo, a Trim Street. Dopo il matrimonio di Frank con Mary Gibson (24 luglio 1806), decisero di trasferirsi con loro a Southampton, dove poi continueranno ad abitare da sole, dopo il trasferimento della famiglia di Frank a Great Yarmouth nel settembre del 1808. Nel frattempo con loro era andata a vivere Martha Lloyd, alcuni mesi dopo la morte della madre (16 aprile 1806).
Il 10 ottobre 1808 muore a Godmersham la moglie di Edward, Elizabeth, pochi giorni dopo la nascita dell'undicesimo figlio. Subito dopo Edward offre alla madre e alle sorelle una casa di sua proprietà, e la scelta cade sul cottage di Chawton, dove le Austen e Martha Lloyd si trasferiranno il 7 luglio 1809. L'offerta seguì molto da vicino la morte di Elizabeth Austen, visto che in una lettera alla sorella del 24 ottobre 1808 (lettera 60) JA cita una lettera della nipote Fanny, che presumibilmente le aveva comunicato la decisione del padre:

So che il St Albans è salpato lo stesso giorno in cui la mia lettera è arrivata a Yarmouth, cosicché per il momento non dobbiamo aspettarci una risposta; non siamo, tuttavia, molto in ansia, o meglio solo quel tanto da tenere per noi i nostri progetti. Siamo state costrette a esporli ai nostri giovani ospiti, a seguito della lettera di Fanny, ma non ne abbiamo ancora fatto menzione a Steventon. Ormai ci siamo tutte familiarizzate con l'idea;
e subito dopo parla alla sorella di Chawton:
Su Chawton credo di non avere nulla di più da dire, se non che tutto ciò che ne dici nella tua lettera che ora ho davanti a me, ne sono certa, farà sì che la mamma, non appena potrò leggergliela, consideri il progetto con piacere sempre crescente.
Visto che Edward, adottato da un lontano parente che lo aveva lasciato erede delle sue proprietà nell'Hampshire e nel Kent, aveva una rendita cospicua (le entrate della sola proprietà nell'Hampshire ammontavano a più di 4.000 sterline l'anno) e la disponibilità di molte abitazioni, ci si può chiedere come mai abbia aspettato tanto prima di offrire una sistemazione stabile alla madre e alle sorelle. Non è facile rispondere; la cosa si potrebbe giustificare con il fatto che aveva una famiglia numerosa, alla morte del padre, infatti, aveva già nove figli, che alla morte della moglie erano diventati undici, e che aveva comunque molte spese da affrontare nelle sue molte proprietà. Un'altra ipotesi, che però non è sorretta da nessuna prova, potrebbe derivare dai tempi dell'offerta: il fatto che sia avvenuta così a ridosso della morte della moglie potrebbe far pensare che fosse quest'ultima a non volere che la madre e le sorelle del marito gravassero troppo sulle loro finanze (può venire in mente il capitolo 2 di Ragione e sentimento, dove la moglie di John Dashwood convince il marito a non fare nulla per la matrigna e le sorellastre); ma è un'ipotesi piuttosto debole, dato che un cottage del tipo di quello che occuparono poi le Austen poteva rendere non più di 50/100 sterline l'anno, una somma che non avrebbe inciso in modo significativo sulle entrate di Edward, cosa che rende deboli anche le ipotesi precedenti.
La conclusione è, quindi, che se ragioni specifiche ci sono state, non ci è dato saperle.

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Che cosa si sa della proposta di matrimonio prima accettata e poi rifiutata da JA?


Harris Bigg-Wither

Il 25 novembre 1802, JA e la sorella Cassandra andarono a Manydown a trovare le loro amiche, Catherine, Elizabeth - che era tornata a casa dopo la morte prematura del marito - e Alethea Bigg, con l'intenzione di restare due o tre settimane da loro. In casa c'era anche il fratello delle tre amiche, Harris Bigg-Wither (1781-1833), che il 2 dicembre propose a JA di sposarlo; lei accettò, ma il mattino dopo ritirò il suo consenso e le due sorelle andarono subito via da Manydown.
Su questa vicenda abbiamo un resoconto di Caroline Austen, la figlia di James Austen e Mary Lloyd, citato in un articolo di Joan Austen-Leigh: "New Light Thrown on JA's Refusal of Harris Bigg-Wither", pubblicato in Persuasion, No. 8, December 16, 1986, la rivista della "Jane Austen Society of North America":

Mr. Wither era una persona molto ordinaria, goffa e con modi piuttosto rozzi; non aveva nulla che lo raccomandasse se non la grossezza, era un uomo piuttosto robusto, e non c'è bisogno di cercare ragioni nascoste per capire perché non dovesse piacere a una giovane donna. Molte avrebbero accettato di sposarlo anche senza amore, e credo che quando poi si sposò la moglie lo amasse, e che furono una coppia felice. Aveva molto buonsenso e nella sua vita fu molto rispettabile, come gentiluomo di campagna. Presumo che i vantaggi che era in grado di offrire, la gratitudine che lei provava per il suo amore, e la lunga amicizia con la famiglia, indussero mia zia a decidere che l'avrebbe sposato quando lui glielo chiese, ma che dopo aver accettato si sentì molto infelice, pensando che la posizione e la ricchezza che lui avrebbe certamente avuto non avrebbero potuto cambiarlo. Lei stava nella casa del padre - il vecchio Mr. Wither era ancora vivo - e senza dubbio non avrebbe dovuto dire di sì, quella sera, ma io l'ho sempre rispettata per il coraggio che ebbe nel cancellare quel sì il mattino dopo. Avrebbe goduto di tutti i vantaggi materiali, e aveva l'età per rendersene conto perfettamente. Le mie zie avevano ben poco del loro, e alla morte del padre loro e la madre si sarebbero trovate, come ben sapevano, in una situazione molto precaria. Credo che molte giovani donne in circostanze simili avrebbe accettato di sposare Mr. W. confidando di poterlo amare dopo il matrimonio.
Credo che le parole della nipote di JA siano sufficienti a spiegare quel sì e quel no a così breve distanza, e che ulteriori ipotesi non possano che essere fantasiose e prive di supporto concreto.
Harris Bigg-Wither si sposò nel 1804 con Anne-Howe Frith, ebbe dieci figli e visse fino alla sua morte a Manydown, nella casa di famiglia, demolita nel 1965.
JA cita Harris in quattro delle sue lettere rimaste (tutte scritte prima della proposta di matrimonio), ma solo nell'ultima delle quattro (la numero 25, del 9 novembre 1800 a Cassandra) si può leggere qualche parola su di lui:
Harris sembra ancora ridotto piuttosto male, a causa della sua costituzione non buona, l'altro giorno gli ha di nuovo sanguinato un po' la mano, e il Dr Littlehales lo ha visitato di recente.
Abbiamo un altro accenno all'accaduto, indiretto, in una lettera di Catherine Hubback (una delle figlie di Frank Austen) al cugino James-Edward Austen-Leigh, che stava preparando la sua biografia della zia. Catherine racconta di aver letto in alcune lettere di JA a Cassandra, evidentemente tra quelle poi distrutte da quest'ultima, della proposta di Harris Bigg-Wither (lettera del 1° marzo 1870, citata in: J. E. Austen-Leigh, A Memoir of Jane Austen and Other Family Recollections, edited by Kathryn Sutherland, Oxford University Press, 2002, pag. 191):
Da queste lettere ho dedotto che zia Jane aveva accettato la proposta Mr. Wither in un momento di crisi, e una volta sistemato tutto con il no definitivo, ne fu molto sollevata. Credo che la faccenda l'avesse molto turbata, ma sono certa che non provasse nessuna attrazione per lui.
JA, dopo un prevedibile periodo di imbarazzo, rimase comunque amica delle sorelle Bigg, tanto che furono proprio Elizabeth e Alethea, che allora vivevano a Winchester, a procurarle, nel maggio del 1817, l'alloggio al numero 8 di College Street, dove visse per meno di due mesi e dove morì.

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Di quale malattia è morta JA?


Thomas Addison

Fino al 1964 la causa della morte di JA era sconosciuta; in quell'anno, sul British Medical Journal, Zachary Cope individuò la causa nel "morbo di Addison", ovvero: "una rara malattia cronica che colpisce la corteccia delle ghiandole surrenali, diminuendo o anche azzerando la sua funzionalità." (la malattia è descritta nel sito dell'AIPAd - Associazione Italiana Pazienti Addison). Il nome deriva dal medico londinese Thomas Addison (1793-1860), che la descrisse in una pubblicazione del 1855.
Dal 1964 in poi ci sono state molte altre "diagnosi", che, dai sintomi conosciuti, hanno individuato altre possibili cause, come la tubercolosi bovina, la leucemia, il linfoma non-Hodgkin, ecc. Non credo sia possibile essere certi di nessuna di queste ipotesi, anche perché, ovviamente, sono state tutte elaborate su basi molto labili: le semplici descrizioni di alcuni sintomi, descritti principalmente dalla stessa JA in alcune sue lettere.
Forse, perciò, credo sia più interessante riportare i brani dove sono descritti questi sintomi, lasciando inevitabilmente in sospeso una riposta definitiva che, per quanto ne sappiamo, non avremo mai.

per molti giorni non ho quasi avuto dolori alla Schiena. - Ho idea che l'agitazione le faccia male quanto la fatica, e che il vero motivo per cui sono stata male quando eri in partenza, è che eri in partenza. - Sto cercando di curarmi da sola per stare il meglio possibile, poiché ho saputo che il Dr White ha intenzione di passare da me prima di lasciare la Campagna.
(Lettera 145 dell'8 settembre 1816 a Cassandra Austen)
Ben è venuto sabato, per invitare lo Zio Charles e me a pranzare con loro, per domani, ma sono stata costretta a rifiutare, la camminata è al di là delle mie forze (anche se per il resto sto benissimo)
(Lettera 146 del 16 dicembre 1816 a James-Edward Austen)
Io mi sento più forte di quanto non fossi sei mesi fa, e sono così perfettamente in grado di camminare fino a Alton, oppure di tornare indietro, senza la minima fatica che spero di poter fare entrambe le cose una volta arrivata l'estate.
(Lettera 149 del 23 gennaio 1817 a Caroline Austen)
Siamo tutte in buona salute, io ho sicuramente riacquistato energia durante l'Inverno e non sono lontana dal sentirmi bene; ora credo di aver capito il mio caso molto meglio di prima, tanto da essere in grado con le dovute attenzioni di evitare serie ricadute. Sono sempre più convinta che alla base di tutto ciò che ho sofferto ci sia la Bile, il che rende semplice capire come curarmi.
(Lettera 150 del 24 gennaio 1817 a Alethea Bigg)
Io sono quasi interamente guarita dai miei reumatismi; solo un lieve dolore al ginocchio di tanto in tanto, per farmi ricordare che c'erano, e per continuare con la flanella.
(Lettera 151 del 20 febbraio 1817 a Fanny Knight)
Io sto di nuovo discretamente bene, in grado di passeggiare qui intorno e di godermi l'Aria aperta; e mettendomi a sedere e riposando un bel po' tra le mie Passeggiate, faccio abbastanza esercizio.
(Lettera 153 del 13 marzo 1817 a Fanny Knight)
Tante grazie per le gentili domande sulla mia salute; di sicuro non sono stata bene per parecchie settimane, e circa una settimana fa ero molto malmessa, ho avuto un bel po' di febbre a intervalli e brutte nottate, ma ora sto notevolmente meglio, e sto un po' recuperando il mio Aspetto, che è stato abbastanza brutto, nero e bianco e di tutti i colori sbagliati.
(Lettera 155 del 23 marzo 1817 a Fanny Knight)
Ho fatto una passeggiata sull'Asino e mi è piaciuta moltissimo - e devi cercare di procurarmi giornate tranquille e miti, affinché io possa uscire quasi sempre. - Troppo Vento non mi fa bene, dato che soffro ancora di Reumatismi. - In breve al momento sono un ben misero Tesoro. Voglio stare meglio per quando verrai a trovarci.
(Lettera 156 del 26 marzo 1817 a Caroline Austen)
nelle ultime due settimane sono stata davvero troppo indisposta per scrivere nulla di più di quello che era strettamente necessario. Ho sofferto di un attacco Biliare, accompagnato da una forte febbre. - Qualche giorno fa i miei disturbi sembravano spariti, ma mi vergogno di dire che il colpo del Testamento dello Zio ha provocato una ricaduta, e venerdì stavo talmente male e ritenevo talmente probabile un peggioramento che non ho potuto fare altro che insistere per far tornare ieri sera Cassandra con Frank dopo il Funerale, cosa che naturalmente ha fatto, e sia stato il suo ritorno, o l'aver visto Mr Curtis, o il fatto che il Disturbo avesse deciso di andarsene, stamattina mi sento meglio. Per il momento comunque sto di sopra e mi faccio coccolare. [...] Di' alla cara Harriet, che se avrà di nuovo bisogno dei miei servigi, deve noleggiare un Cocchio per tutto il tragitto, perché non sono forte abbastanza per viaggiare in qualsiasi altro modo,
(Lettera 157 del 6 aprile 1817 a Charles Austen)
La tua gentile Lettera mia carissima Anne mi ha trovata a letto, perché nonostante le mie speranze e promesse di quando ti ho scritto da allora sono stata davvero molto male. Un attacco del mio triste malanno mi ha colpita pochi giorni dopo - il più grave che abbia mai avuto - ed essendo arrivato dopo settimane di indisposizione, mi ha ridotta in uno stato pietoso. Sono rimasta confinata a letto dal 13 aprile, muovendomi solo per mettermi sul Divano. Ora, mi sto riprendendo, e nelle ultime tre settimane ho davvero recuperato le forze gradualmente anche se lentamente. Posso sedermi sul letto e fare qualcosa, come quello che sto facendo per te in questo momento, e in realtà sono in grado di lasciare il letto, ma a patto di trovare una posizione che possa andar bene per me. [...] Sono rimasta sempre lucida, e ho raramente avuto dolori; le mie sofferenze principali derivavano dalle febbri notturne, dalla debolezza e dalla Spossatezza. - Ne ho sopportato il Peso per una settimana circa, e dato che il nostro Farmacista di Alton non aveva la pretesa di venirne a capo, abbiamo richiesto un consiglio più autorevole. Il luogo migliore più vicino, è Winchester, dove c'è un Ospedale con Chirurghi eccellenti, e uno di loro mi ha assistita, e le sue cure hanno gradualmente debellato il Male.
(Lettera 159 del 22 maggio a Anne Sharp)
Non posso vantarmi della mia calligrafia; né questa, né il mio viso hanno ancora recuperato la loro naturale bellezza, ma per altri versi sto guadagnando forza molto rapidamente. Ora sono fuori dal letto dalle 9 del mattino alle 10 di sera - sul Divano è vero - ma consumo i miei pasti con la Zia Cass. in modo razionale, posso fare qualcosa, e passeggiare da una stanza all'altra. Mr Lyford dice che mi guarirà, e se fallisce redigerò una Memoria e la presenterò al Decano e al Capitolo, e non ho dubbi sull'intervento di quel Corpo Pio, Dotto e disinteressato.
(Lettera 160 del 27 maggio 1817 a James-Edward Austen)
Da ultimo, la testimonianza della nipote Caroline, la figlia di James Austen e Mary Lloyd, in visita a Chawton nell'aprile del 1817 (in: Caroline Austen, My Aunt Jane Austen. A Memoir, Jane Austen Society, Alton, 1952, pagg. 14-15):
Non so quando iniziarono gli allarmanti sintomi della sua malattia. Fu nel mese di marzo che capii per la prima volta come fosse malata seriamente. Era stato stabilito che all'incirca alla fine di quel mese, o all'inizio di aprile, avrei passato qualche giorno a Chawton, in assenza di mio padre e mia madre, che erano impegnati con Mrs. Leigh Perrot per sistemare gli affari del defunto marito - Mr. Leigh Perrot era morto da poco - ma la zia Jane stava troppo male per farmi stare in casa loro, e così andai da mia sorella, Mrs. Lefroy, a Wyards. Il giorno dopo andammo a piedi a Chawton per chiedere notizie della zia. Era rinchiusa in camera sua, ma disse che ci avrebbe visto volentieri, e andammo da lei. Era in vestaglia ed era seduta in poltrona proprio come un'invalida, ma si alzò e ci salutò con molta gentilezza, e poi, indicando le sedie che erano state sistemate per noi accanto al fuoco, disse, "C'è una sedia per la signora sposata, e uno sgabellino per te, Caroline." È strano, ma queste parole scherzose sono le ultime che ricordo di lei, perché non ho serbato memoria di nulla di ciò che fu detto nella conversazione che naturalmente seguì.
Ero rimasta colpita dal cambiamento che c'era stato in lei. Era molto pallida, la voce era debole e bassa, e sembrava debilitata e sofferente; ma mi è stato detto che non ebbe mai dei veri dolori.
Non era in grado di fare lo sforzo di chiacchierare con noi, e la nostra visita nella stanza della malata fu molto breve. La zia Cassandra ci fece presto andar via. Credo che non restammo per più di un quarto d'ora, e non rividi più la zia Jane.

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Quanti soldi guadagnò JA con i suoi romanzi?

In questo caso la risposta è molto semplice, visto che abbiamo un'informazione di prima mano, ovvero un biglietto, che JA scrisse sicuramente dopo il 7 marzo 1817 - ultima data presente -, dove sono riepilogati gli importi dei suoi guadagni letterari:


(da Jane Austen Fiction Manuscripts)

Profitti dei miei Romanzi, oltre alle 600 sterline in
Titoli della Marina al 5%
-----------------------------
Residuo della 1ª Ediz. di Mansfield Park,
rimasto a Henrietta St - marzo1816..............................13,,7-
Ricevute da Egerton, per la 2ª Ediz. di Sense & S-
                                                                     marzo 1816........12,,15-
21 feb. 1817 - Primi Profitti di Emma............................38,,18-
7 marzo 1817 - Da Egerton - 2ª Ediz. S & S...................19,,13-

L'indicazione iniziale di 600 sterline si riferisce al totale dei primi tre romanzi pubblicati (più precisamente la prima edizione di Sense and Sensibility, la prima e seconda di Pride and Prejudice e la prima di Mansfield Park), mentre, per le pubblicazioni successive, i "Primi Profitti di Emma" sono in realtà la somma algebrica pagatale da Murray per i ricavi della prima edizione di Emma (221 sterline, 6 scellini e 4 pence) e le perdite per la seconda edizione di Mansfield Park (182 sterline, 8 scellini e 3 pence). Il totale dei guadagni letterari di JA nel corso della sua vita fu quindi pari a circa 685 sterline.
Utilizzando gli stessi parametri usati per calcolare il valore attuale della rendita di Mr. Darcy (10.000 sterline del 1810, pari a 3.800.000 euro del 2010), arriviamo a una somma pari a 260.000 euro, non enorme, se consideriamo che fu accumulata in sei anni, ma comunque significativa.

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Chi sono gli eredi di JA? Ha parenti viventi?

I coniugi Austen ebbero otto figli, sei maschi e due femmine (vedi la genealogia). Solo quattro, maschi, ebbero dei figli: James, uno dalla prima moglie e due dalla seconda; Edward, undici dall'unica moglie; Frank, undici dalla prima moglie, nessuno dalla seconda; Charles, quattro dalla prima moglie e quattro dalla seconda (che era sorella della prima). JA ebbe dunque 33 nipoti, dei quali 25 nati prima della sua morte (l'ultima fu Elizabeth, figlia di Frank, nata il 15 aprile 1817; un'altra Elizabeth, figlia di Charles, nacque e morì a 20 giorni nel 1814). Da 15 dei 33 nipoti (gli altri morirono bambini, non si sposarono o non ebbero figli), nacquero 99 figli. Il più prolifico fu Edward jr., primo figlio maschio e principale erede di Edward, che ebbe 16 figli da due mogli; i suoi discendenti sono ancora proprietari della Chawton House (la casa padronale, ora biblioteca, nel villaggio dove si trova anche il cottage dove vissero le Austen dal 1809).
Visto il numero dei pronipoti di JA, i discendenti al giorno d'oggi sono difficilmente quantificabili. Come curiosità, ho ricostruito la linea diretta che lega Anna Chancellor, l'attrice che ha interpretato Miss Bingley in Pride and Prejudice del 1995 prodotto dalla BBC, a Edward Austen (Knight), fratello di JA, che è uno dei 128 avi risalenti alla settima generazione prima di lei (tra l'altro, per non smentire il collegamento con la sua pro-pro-pro-pro-pro-pro-zia, Anna Chancellor è stata sposata dal 1993 al 1998 con Nigel Willoughby):


Anna Chancellor
(Miss Bingley, P&P 1995)

  • Edward Austen (Knight) (1767-1852) - Elizabeth Bridges (1773-1808)
  • Elizabeth Knight (1800-1884) - Edward Royds Rice (1789-1878)
  • Fanny Margaretta Rice (1820-1909) - George William Finch-Hatton (10° conte di Winchislea) (1791-1858)
  • Murray Edward Gordon Finch-Hatton (12° conte di Winchislea) (1851-1898) - Edith Harcourt (?-1944)
  • Muriel Evelyn Vernon Finch-Hatton (1876-1938) - Richard Arthur Surtees Paget (2° baronetto) (1869-1955)
  • Sylvia Mary Paget (1901-1996) - Christopher John Chancellor (1904-1989)
  • John Chancellor (1927) - Mary Joliffe
  • Anna Chancellor (1965)

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Quali furono i rapporti di JA con il dottor Charles Haden? È vero che era attratta da lui?


Charles Thomas Haden

JA conobbe il dottor Haden a Londra nel 1815, mentre era ospite del fratello Henry nella casa di Hans Place. Henry si era ammalato, e fu chiamato il dottor Haden, che aveva lo studio a pochi passi, al n. 62 di Sloane Street. Haden è citato in quattro lettere scritte in quel periodo, più una indirizzata proprio a lui, anche se è molto breve e riguarda solo la restituzione di alcuni libri che evidentemente il dottore aveva prestato agli Austen (lettera 133 del 14 dicembre 1815), oltre a un saluto per la prossima partenza. Nelle prima JA fa solo cenno al dottore, chiamandolo peraltro con un nome sbagliato:

Oggi l'ho chiesto a Mr Haydon. - Mr. H. è il farmacista all'angolo di Sloane Street - successore di Mr Smith, un Giovanotto ritenuto molto bravo, e di certo è molto solerte e fino adesso sembra che abbia capito la natura del disturbo.
(Lettera 121 del 17 ottobre 1815 a Cassandra Austen)
Nella seconda si capisce che Haden aveva cominciato a frequentare casa Austen anche come ospite e non solo come medico curante:
Domani Mr Haden è a pranzo da noi. - Che Felicità! - Ci stiamo affezionando talmente a Mr Haden che non so che cosa aspettarmi.
(Lettera 127 del 24 novembre 1815 a Cassandra Austen)
Quel "Che Felicità!", e il "non so che cosa aspettarmi", lasciano pensare che, pur nel linguaggio scherzoso molte volte adottato da JA nelle sue lettere, il giovane dottore (Haden era nato il 2 dicembre 1786 ed era perciò a pochi giorni dal suo ventinovesimo compleanno, mentre JA ne avrebbe compiuti quaranta meno di un mese dopo) non le fosse indifferente. Nella lettera successiva (la numero 128 del 26 novembre 1815 a Cassandra Austen) c'è la descrizione di un pranzo e di una serata insieme ad altri e, soprattutto, a Fanny, la figlia di Edward Austen-Knight, anche lei ospite dello zio:
poi sono arrivati il pranzo e Mr Haden che ha portato buone Maniere e conversazione intelligente; - dalle 7 alle 8 l'Arpa; alle 8 sono arrivate Mrs L. e Miss E. - e per il resto della Serata il Salotto si presentava così, dalla parte del Divano le due Signore Henry e io che facevamo del nostro meglio per tenere su la serata, dal lato opposto Fanny e Mr Haden su due sedie (almeno credo che fossero due sedie) che chiacchieravano ininterrottamente. - Immaginati la scena! E che cosa si può immaginare ancora? - Ma che Mr. H. pranzi di nuovo qui domani.
La frase tra parentesi, con quelle due parole evidenziate, allude ovviamente a una stretta vicinanza con la nipote, allora ventiduenne, anche lei evidentemente non immune dal fascino del bel dottore.
Subito dopo c'è anche un accenno al fatto che Haden stesse leggendo i romanzi di JA:
Mr H. sta leggendo Mansfield Park per la prima volta e lo preferisce a P&P.
e il fatto che preferisca MP a P&P fa capire che probabilmente il secondo lo avesse già letto prima di conoscere l'autrice. Nell'ultima lettera in cui è citato Haden le parole usate da JA non lasciano dubbi sul fatto che il dottore le piacesse molto:
A rendere il suo ritorno [di Henry Austen, che si era assentato per qualche giorno, probabilmente anche per le notizie di bancarotta che riguardavano la sua banca] un completo Galà, ci siamo assicurati Mr Haden per il pranzo - Non c'è bisogno di dire che la nostra Serata sarà piacevole. - Ma pare che tu sia in errore riguardo a Mr H. - Lo chiami Farmacista; non è Farmacista, non è mai stato un Farmacista, non c'è un Farmacista nelle Vicinanze - il solo inconveniente della situazione forse, ma è così - è che non abbiamo un Medico a portata di mano - lui è un Haden, null'altro che un Haden, una sorta di straordinaria e indefinita Creatura su due Zampe, qualcosa tra un Uomo e un Angelo - ma senza il minimo sentore di un Farmacista. - È forse la sola Persona non Farmacista da queste parti.
(Lettera 129 del 2 dicembre 1815 a Cassandra Austen)
Sull'insistenza sulla qualifica sbagliata di "farmacista" attribuita a Cassandra, c'è da dire che era stata la stessa JA a definirlo così, nella lettera 121 citata sopra. Questo è quello che sappiamo del rapporto tra il dottor Haden e JA; non molto, ma abbastanza per supporre che fu una conoscenza non banale, anche se le abitudini epistolari di JA, con le frequenti ironie sul suo stato di zitella, devono necessariamente indurre alla cautela.
Il dottor Charles Thomas Haden fece una brillante carriera medica, si sposò nel 1817 con Emma Harrison, e morì a trentotto anni, nel 1824, per un aneurisma toracico.
Nel libro My Aunt Jane Austen. A Memoir (Jane Austen Society, Alton, 1952, pagg. 12-13), Caroline Austen figlia di James, afferma che fu uno dei medici dello zio Henry a informare il Principe Reggente, ammiratore dei libri di JA, che l'autrice era a Londra e a causare così l'incontro con il suo bibliotecario di corte, il rev. James-Stanier Clarke, facendo così supporre che quel medico potesse essere stato Haden, ma Deirdre Le Faye ritiene che si tratti di un secondo medico, probabilmente il dott. Matthew Baillie, che era uno del medici del principe reggente (vedi Jane Austen: A Family Record, Cambridge University Press, Cambridge, 2004, pag. 225).

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Quali erano gli scrittori preferiti da JA?


S. Johnson, G. Crabbe, S. Richardson, F. Burney, M. Edgeworth, C. Lennox, W. Gilpin

Su questo argomento abbiamo due testimonianze piuttosto attendibili. La prima è del nipote James-Edward (James-Edward Austen-Leigh, A Memoir of Jane Austen, Richard Bentley & Son, London, 1872 [Third Edition], p. 84 - cap. V):

Tra i suoi scrittori preferiti spiccavano Johnson per la prosa, Crabbe per la poesia e Cowper per entrambe.
La seconda del fratello Henry (Henry Austen, Biographical Notice of the Author, nella prima edizione di Northanger Abbey e Persuasion, Murray, London, 1818):
Le sue letture erano molte estese in storia e belle lettere, e la sua memoria estremamente tenace. I suoi scrittori morali prediletti erano Johnson per la prosa e Cowper per la poesia. È difficile dire a che età non fosse intimamente consapevole delle qualità e dei difetti dei migliori saggi e romanzi in lingua inglese. La capacità di Richardson di creare e mantenere la coerenza dei propri personaggi, esemplificata in particolare in Sir Charles Grandison, appagava la naturale perspicacia della sua mente, mentre il suo gusto la preservava dagli errori dello stile narrativo prolisso e noioso di questo autore. Non riteneva allo stesso livello nessuna opera di Fielding.
Oltre a queste due testimonianze, ci sono molti passi nelle lettere e nelle opere di JA che ci aiutano a capire quali fossero gli autori che suscitavano il suo interesse e che, di conseguenza, influenzarono, in un modo o nell'altro, le sue idee letterarie. Di seguito ne propongo una breve antologia, mentre rimando, per un elenco più compiuto, all'indice dei nomi e a quello delle opere citate, riferiti entrambi alle lettere.
Su Samuel Johnson, citando una lettera del 1774 a Boswell:
Ecco, mi lusingo di aver confezionato per te una Lettera Stimolante, considerata la mancanza di Materiale. Ma come il mio caro Dr Johnson credo di essermi occupata più di Idee che di Fatti.
(Lettera 50 dell'8 febbraio 1807 a Cassandra Austen)
Su George Crabbe ci sono riferimenti a un gioco di famiglia, che vedeva JA innamorata del poeta e destinata prima o poi a sposarlo:
No; non ho saputo della morte di Mrs Crabbe. Avevo solo intuito da una delle sue prefazioni che probabilmente era sposato. È quasi assurdo. Povera donna! Consolerò lui per quanto potrò, ma non garantisco di essere buona con figli di lei. Avrebbe fatto meglio a non lasciarne nessuno.
(Lettera 93 del 21 ottobre 1813 a Cassandra Austen)
L'opera più amata di Samuel Richardson, The History of Sir Charles Grandison, è citata in tre lettere (39, 87 e 91); c'è inoltre una breve riduzione teatrale di questo lunghissimo romanzo epistolare, scritta con la calligrafia di JA, ma la cui attribuzione è ancora incerta tra lei e la nipote Anna (vedi: Sir Charles Grandison or The Happy Man, a Comedy). Un'autrice molto citata è Fanny Burney, le cui opere, in particolare Evelina, sono ricordate in nove lettere (vedi l'indice delle opere citate), mentre ne L'abbazia di Northanger (cap. 5) sono citate Cecilia (anche in Persuasione, cap. 8) e Camilla. Evelina, a conferma della fama di cui godeva, è anche citata in una lettera scritta il 1° novembre 1797 dal rev. Austen a un editore di Londra, Thomas Cadell, nella quale il padre di JA perorava la causa della pubblicazione di un manoscritto della figlia, quel First Impressions che poi diventerà Pride and Prejudice (vedi la lettera). Su un'altra autrice molto popolare all'epoca, Maria Edgeworth, JA dà un giudizio molto lusinghiero, anche se molto conciso, in una lettera del 1814 alla nipote Anna:
In realtà mi sono messa in testa di non farmi piacere nessun Romanzo, tranne quelli di Miss Edgeworth, i Tuoi e i miei.
(Lettera 108 del 28 settembre 1814 a Anna Austen)
La Edgeworth è citata anche ne L'abbazia di Northanger (Belinda, nel cap. 5), anche se in questo romanzo l'opera preferita dall'eroina è senza dubbio I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe, la regina del romanzo gotico. E a proposito di parodie del romanzo gotico e di quello sentimentale, la Catherine di Northanger Abbey è molto vicina ad Arabella, la protagonista di The Female Quixote di Charlotte Lennox, pubblicato nel 1752, del quale JA parla, sempre molto concisamente, in una lettera del 1807, con parole che fanno capire come si tratti di una rilettura:
e l'abbiamo scambiato con "Female Quixotte", che ora rende spassose le nostre serate; secondo me è un libro molto bello, dato che l'ho trovato del tutto uguale a come lo ricordavo.
(Lettera 50 dell'8 febbraio 1807 a Cassandra Austen)
Alla fine di questo breve excursus non si può non citare un autore che non scrisse romanzi, ma che, dopo aver esposto la teoria del "pittoresco" nelle vedute di paesaggi dipinti, la trasferì nel paesaggio naturale, con diversi resoconti di viaggio che divennero popolarissimi. Si tratta di William Gilpin (1724-1804), mai citato nelle lettere rimasteci, ma spesso richiamato, in modo più o meno esplicito, in diverse opere austeniane:
Mi disse che avendo un considerevole gusto per le Bellezze della Natura, la sua curiosità di vedere le incantevoli vedute di quella parte del Mondo era stata così tanto accresciuta dal Viaggio di Gilpin nelle Highlands,
(Amore e amicizia, lettera 14)
anche se non pretendo in nessun modo di affermare che fosse pari a quegli Uomini di prim'ordine come Robert Conte di Essex, Delamere, o Gilpin.
(La storia d'Inghilterra, "Edoardo VI")
"È verissimo", disse Marianne, "che l'ammirazione per i paesaggi sia diventata un semplice luogo comune. Tutti pretendono di provarla e cercano di descriverla con il gusto e l'eleganza di colui che per primo definì che cosa fosse il pittoresco.
(Ragione e sentimento, vedi la nota 1 al cap. 18)
"Questo sentiero non è abbastanza largo per tutti. Sarà meglio andare nel viale."
Ma Elizabeth, che non aveva la minima intenzione di restare con loro, rispose ridendo,
"No, no, restate dove siete. Formate un gruppo incantevole, e avete un aspetto di rara perfezione. Il pittoresco sarebbe rovinato da una quarta persona. Arrivederci."
(Orgoglio e pregiudizio, vedi la nota 1 al cap. 10)
"Non abbiamo ancora deciso del tutto quanto ci porterà lontano, "disse Mrs. Gardiner, "ma forse fino alla regione dei laghi."
Nulla poteva essere più gradevole per Elizabeth, che accettò l'invito immediatamente e con molta gratitudine. "Oh, mia cara, carissima zia", esclamò rapita, "che delizia! che felicità! Mi ridate nuova vita e nuova forza. Addio alla delusione e alla malinconia. Che cosa sono gli uomini in confronto alle rocce e alle montagne? Oh! che momenti di estasi passeremo! E quando saremo di ritorno, non sarà come con gli altri viaggiatori, incapaci di fornire un resoconto accurato di alcunché. Noi sapremo dove siamo stati, rammenteremo quello che abbiamo visto. Laghi, montagne, fiumi, non saranno confusi nella nostra immaginazione; né, quando cercheremo di descrivere un qualche paesaggio particolare, ci metteremo a discutere su dove fosse situato. Sapremo esprimere le nostre emozioni in modo meno insopportabile di quanto faccia la maggior parte dei viaggiatori."
(Orgoglio e pregiudizio, vedi la nota 1 al cap. 27)
L'ammirazione di JA per Gilpin è anche ricordata dal fratello nella già citata Biographical Notice of the Author, con una frase finale che fa venire in mente un famoso passo di Orgoglio e pregiudizio riguardante Mr. Darcy ("La mia stima una volta perduta è perduta per sempre.", cap. 11):
Era una calorosa e assennata ammiratrice del paesaggio, sia dal vero che dipinto. A un'età molto precoce si era innamorata dei libri di Gilpin sul pittoresco, e raramente cambiava opinione su libri o uomini.

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Che cosa sappiamo dei genitori di JA?

   
George e Cassandra Austen

Una biografia dei genitori di JA esula dagli scopi di questa pagina; ho preferito perciò dare qualche brevissima notizia biografica e poi citare le parole della stessa JA, tratte dalle sue lettere.

Il rev. George Austen (1731-1805) era figlio di William Austen (1701-1737, medico a Tunbridge, dove George nacque il 1° maggio 1731) e di Rebecca Hampson (1697-1733), vedova di William Walter (1696-1726), con il quale aveva avuto un figlio, William Hampson Walter (1721-1798). Dopo la morte della moglie, William Austen si risposò, nel 1736, con Susanna Kelk (1688-1768), ma morì l'anno successivo, senza avere avuto figli dalla seconda moglie. William e Rebecca Austen ebbero quattro figli: oltre a George, Philadelphia (1730-1792), madre di Eliza Hancock (poi de Feuillide), Hampson (1728-1730) e Leonora (1733-1783), morta nubile. George prese gli ordini nel 1754, dopo aver studiato alla Tonbridge School e al St. John's College di Oxford con l'aiuto finanziario dello zio Francis, fratello del padre, che era avvocato a Sevenoaks; fu curato a Shipbourne dal 1754 al 1757, poi rettore a Steventon dal 1761, e dal 1773 rettore anche della parrocchia di Deane, dove era andato ad abitare dopo il matrimonio e dove erano nati i primi tre figli. Morì a Bath il 21 gennaio 1805 e fu sepolto nella chiesa di St. Swithin a Walcot, un sobborgo di Bath che ora è parte integrante della città, dove il 26 aprile 1764 si era sposato con Cassandra Leigh.
Era un uomo colto e vedeva con favore le qualità di scrittrice della figlia Jane, tanto che nel 1797 scrisse una lettera a Thomas Cadell, un editore di Londra, per proporgli la pubblicazione di un manoscritto della figlia, First Impressions, che poi diventerà Pride and Prejudice (vedi la lettera). Il tentativo non ebbe successo, ma dimostra che il rev. Austen non era affatto contrario al talento letterario di JA.
Nella lettere di JA il padre è citato molte volte, ma sempre per questioni pratiche e familiari che non ci dicono molto di lui, se non che, per esempio, amava leggere per la famiglia:

La sera il babbo ci legge Cowper, che ascolto quando posso.
(Lettera 14 del 19 dicembre 1798 a Cassandra Austen)
che aveva una biblioteca fornitissima, che dovette vendere quando si ritirò dalla professione e si trasferì a Bath con la famiglia:
Il babbo ha più di 500 volumi di cui sbarazzarsi; - vorrei che li prendesse James uno per l'altro a mezza ghinea a volume.
(Lettera 31 del 14 gennaio 1801 a Cassandra Austen)
che non gradiva pranzare tardi:
Saremo da voi giovedì per un Pranzo molto tardivo - più tardivo suppongo di quanto faccia piacere al Babbo - ma gli do il permesso di mangiare prima.
(Lettera 22 del 19 giugno 1799 a Cassandra Austen)
che talvolta le donne di casa non lo mettevano a parte dei loro piani:
La Mamma guarda con la stessa sicurezza che potresti avere tu, al momento in cui avremo due Cameriere - il babbo è il solo che non è a parte del segreto.
(Lettera 29 del 3 gennaio 1801 a Cassandra Austen)
che quando decise di ritirarsi cercò in ogni modo di garantire alla famiglia delle entrate decorose:
Il babbo sta facendo tutto ciò che è in suo potere per incrementare le sue Entrate attraverso un aumento delle Decime ecc., e io non dispero che si possano raggiungere le seicento sterline l'anno.
(Lettera 29 del 3 gennaio 1801 a Cassandra Austen)
e che la sua morte a Bath fu del tutto inaspettata:
l'Evento è stato improvviso, e nello stesso modo devo informartene. Abbiamo perduto un Padre Eccellente.
(Lettera 41 del 22 gennaio 1805 a Frank Austen)
Cassandra Leigh (1739-1827) era figlia di del rev. Thomas Leigh (1696-1764), rettore di Harpsden, nell'Oxfordshire, e di Jane Walker (1704-1768). I figli sopravvissuti della coppia furono quattro: oltre a Cassandra, James (1735-1817), che poi modificò il cognome in Leigh-Perrot, e insieme alla moglie è molto citato nelle lettere di JA, Jane (1736-1783), che sposò il rev. dr. Edward Cooper e morì di tifo dopo essere andata, insieme alla sorella, a riprendere le figlie a Southampton dopo che nella loro scuola era scoppiata un'epidemia, e Thomas (1747-1827), che soffriva di un handicap non precisato e, come si usava allora, fu affidato a una famiglia che se ne prendesse cura; negli ultimi anni sembra che visse insieme al nipote George, uno dei fratelli di JA che aveva lo stesso problema dello zio, presso la famiglia Culham di Monk Sherborne. Morì a Chawton il 18 gennaio 1827, ed è sepolta nel cimitero di St. Nicholas, la chiesa vicina alla "Great House" di Chawton, accanto alla figlia Cassandra-Elizabeth.
Anche la madre, ovviamente, è molto citata nelle lettere di JA, e apprendiamo che, come tutte le madri, era piuttosto critica nel giudicare le pretendenti alla mano dei figli maschi (in questo caso Mary Pearson, fidanzata per pochi mesi con Henry):
Sono certa che la Mamma apparirà delusa, se non fa attenzione.
(Lettera 7 del 18 settembre 1796 a Cassandra Austen)
che non scoraggiava certo le letture delle figlie:
Io ho ricevuto una nota molto cortese da Mrs Martin con la richiesta di Abbonarmi alla sua Biblioteca che apre il 14 gennaio, e di conseguenza le ho dato il mio nome, o meglio il Tuo. I Soldi li mette la Mamma.
(Lettera 14 del 18 dicembre 1798 a Cassandra Austen)
che naturalmente si interessava ai pettegolezzi nella loro cerchia di parenti e amici:
Ti prego di menzionare il nome dell'innamorato di Maria Montresor quando scriverai di nuovo, la Mamma vuole saperlo, e io non ho voglia di riguardare le tue lettere per trovarlo.
(Lettera 17 dell'8 gennaio 1799 a Cassandra Austen)
Ti ringrazio per essere stata così veloce a rispondere alle mie ultime due lettere, e un grazie particolare per il tuo aneddoto su Charlotte Graham e sua cugina Harriet Bailey, che ha molto divertito sia la Mamma che me. Se riesci a sapere qualcosa di più su questo argomento così interessante spero che ne parlerai.
(Lettera 25 dell'8 novembre 1800 a Cassandra Austen)
che aveva una predilezione per l'ultimo figlio, Charles:
Lui è il cocco della mamma.
(Lettera 18 del 21 gennaio 1799 a Cassandra Austen)
che in qualche caso non era d'accordo con i gusti della figlia:
L'Abito mi piace moltissimo e la Mamma lo ritiene bruttissimo.
(Lettera 23 del 25 ottobre 1800 a Cassandra Austen)
che non disdegnava il gioco:
La Mamma ha giocato a Commerce tutte le sere e la prima posta l'ha divisa con Le Chevalier, che è stato abbastanza fortunato da dividere l'altra con qualcun altro.
(Lettera 39 del 14 settembre 1804 a Cassandra Austen)
Il ricevimento da Mrs Duer ha prodotto la novità di due vecchie Mrs Pollen e di Mrs Heywood, con le quali la Mamma ha composto un Tavolo di Quadriglia
(Lettera 56 del 1° ottobre 1808 a Cassandra Austen)
che non si faceva troppi scrupoli nel leggere la corrispondenza delle figlie, cosa che JA non gradiva:
In questo momento la Mamma sta leggendo una lettera della Zia. La tua a Miss Irvine, che aveva sottoposto a un'accurata lettura - (il che per inciso, al tuo posto non gradirei) le ha gettate nell'incertezza circa Charles e i suoi progetti.
(Lettera 39 del 14 settembre 1804 a Cassandra Austen)
che sopportò con cristiana rassegnazione la morte del marito:
La Mamma sopporta il Colpo nei limiti del possibile; si era già preparata all'evento, e si rende conto della benedizione che gli sia stata risparmiata una lunga Malattia.
(Lettera 40 del 21 gennaio 1805 a Frank Austen)
che le piaceva mettere in ordine le cose:
né ho bisogno di dilungarmi sullo stato della libreria di Lady Bridges e sugli scaffali d'angolo del piano di sopra. Che gioia sarebbe per la mamma sistemarli!
(Lettera 46 del 27 agosto 1805 a Cassandra Austen)
che era attenta alle spese domestiche e voleva che anche le figlie se ne interessassero:
La mamma teme che io non sia stata abbastanza esplicita in merito alle nostre sostanze; ha iniziato il 1806 con 68 sterline, inizia il 1807 con 99, e questo dopo 32 sterline spese per provviste.
(Lettera 49 del 7 gennaio 1807 a Cassandra Austen)
che JA non era entusiasta del suo modo di leggere ad alta voce (qui si riferisce a Orgoglio e pregiudizio, che era stato appena pubblicato e che le Austen stavano leggendo a Miss Benn, una loro amica di Chawton):
la nostra 2ª serata di lettura a Miss Benn non mi è piaciuta così tanto, ma credo che un po' sia da attribuire al modo troppo rapido di procedere della Mamma - e benché nel suo intimo comprenda perfettamente i Personaggi, non è capace di farli parlare come dovrebbero.
(Lettera 80 del 4 febbraio 1813 a Cassandra Austen)
Ma le notizie che ricorrono più spesso sono quelle relative alla sua salute, dalle quali si capisce come le due sorelle la considerassero spesso una malata immaginaria:
Avrai già saputo da Daniel, immagino, che siamo arrivati e ripartiti da Sittingbourne in perfetto orario, e che la mamma ha sopportato molto bene il viaggio fin là. Ora sono in grado di mandarti un prolungamento delle stesse buone notizie riguardo a lei. All'arrivo si era stancata pochissimo, si è ristorata con un buon pranzo, e ora sembra del tutto in forze.
(Lettera 9 del 24 ottobre 1798 a Cassandra Austen)
Subito dopo aver finito la mia lettera da Staines, la Mamma ha cominciato a risentire dello strapazzo e della fatica di un viaggio così lungo, ed è stata molto indisposta con quel particolare genere di evacuazione che generalmente precede i suoi malesseri-. A Staines non aveva passato una notte molto buona, e ieri mattina durante il viaggio sentiva un bruciore in gola, che sembrava preannunciare un attacco di Bile -. Tuttavia ha sopportato il Viaggio molto meglio di quanto mi ero aspettata [...] Sono davvero molto nobile; ieri sera ho assolto all'alto ufficio di contare le gocce di Laudano per la Mamma.
(Lettera 10 del 27 ottobre 1798 a Cassandra Austen)
Se hai prestato attenzione alla conclusione della mia ultima lettera, ti sarai convinta, prima di ricevere questa, che la mamma non ha avuto ricadute
(Lettera 11 del 17 novembre 1798 a Cassandra Austen)
Ieri pomeriggio la mamma ha fatto la sua entrée nel soggiorno tra folle di spettatori adoranti, e abbiamo bevuto il tè tutti insieme per la prima volta dopo cinque settimane. Ha passato una notte discreta, e ha promesso di proseguire oggi nella stessa brillante linea di condotta.
(Lettera 13 del 1° dicembre 1798 a Cassandra Austen)
La Mamma prosegue bene, appetito e sonno sono ottimi, ma gli Intestini non sono ancora completamente a posto, e talvolta si lamenta dell'Asma, dell'Idropisia, di Acqua nei Polmoni e di Disturbi al fegato.
(Lettera 14 del 18 dicembre 1798 a Cassandra Austen)
Stamattina sono tornata da Manydown, e ho trovato la Mamma sicuramente sotto nessun aspetto peggiore di quando l'avevo lasciata. - Non le piace il freddo, ma in questo non possiamo essere d'aiuto. [...] L'umore della mamma non è influenzato dall'aumento dei suoi disturbi; al contrario è tutto sommato più buono che mai; né devi supporre che queste malattie siano spesso immaginarie. - Alle volte ha avuto una tendenza verso un'altra che le dà sempre sollievo, e cioè, una sensazione di gonfiore gottoso vicino alle caviglie.
(Lettera 15 del 24 dicembre 1798 a Cassandra Austen)
Sta discretamente bene - tutto sommato meglio di qualche settimana fa. Ti avrà detto lei stessa che al momento soffre di una terribile raffreddore di testa; ma io non provo molta compassione per i raffreddori di testa senza febbre o mal di gola.
(Lettera 18 del 21 gennaio 1799 a Cassandra Austen)
Ho lasciato la Mamma in buona salute quando sono partita, e l'ho lasciata con ordini rigorosi affinché continuasse così.
(Lettera 28 del 30 novembre 1800 a Cassandra Austen)
Salvo un lieve raffreddore, la Mamma sta molto bene; da quando siamo arrivate qui non ha più avuto né febbre né disturbi biliari.
(Lettera 36 del 12 maggio 1801 a Cassandra Austen)
adesso è molto probabile che ci sarà una giornata umida - e benché sia domenica, la Mamma la inizia senza nessun malanno.
(Lettera 56 del 1° ottobre 1808 a Cassandra Austen)
La scorsa settimana la Mamma è stata per uno o due giorni molto indisposta, per una ricaduta in uno dei suoi vecchi malanni - ma non è durato a lungo, e sembra che non abbia lasciato strascichi.
(Lettera 65 del 17 gennaio 1809 a Cassandra Austen)
La Mamma ha dormito per buona parte di domenica, ma era impossibile non sentirsi disturbate con un cielo simile, e anche ieri non si sentiva bene. Oggi sta di nuovo abbastanza bene, e spero che non debba restare più a lungo Prigioniera.
(Lettera 82 del 16 febbraio 1813 a Martha Lloyd)
Grazie mia carissima Cassandra per la bella e lunga Lettera che ho mandato via stamattina. - Spero che a questo punto tu l'abbia ricevuta e che vi abbia trovate tutte bene, con la Mamma non più bisognosa di Sanguisughe.
(Lettera 88 del 16 settembre 1813 a Cassandra Austen)
Mi dispiace che la Mamma non sia stata bene, e temo che questo tempo squisito sia troppo bello per piacerle. Io me lo sto godendo tutto, da capo a piedi, da destra a sinistra, Longitudinalmente, Perpendicolarmente, Diagonalmente; - e non posso che sperare egoisticamente che duri fino a Natale; - che clima bello, malsano, fuori stagione, rilassante, afoso, soffocante!
(Lettera 129 del 2 dicembre 1815 a Cassandra Austen)

Ci si potrebbe chiedere, pensando a uno dei temi ricorrenti nei romanzi di JA, e in particolare a un personaggio come Mrs. Bennet, quali fossero i sentimenti dei genitori, e della madre in particolare, riguardo alle due figlie nubili. Su questo argomento non abbiamo testimonianze dirette, ma solo un indizio, ovvero il fatto che la decisione dei coniugi Austen di trasferirsi a Bath alla fine del 1800 possa essere stata influenzata dalla fama di quella città come luogo in cui era più facile trovare marito (una fama che JA certo non smentisce nei due romanzi ambientati parzialmente a Bath: L'abbazia di Northanger e Persuasione), in particolare per due figlie che all'epoca avevano rispettivamente venticinque e ventisette anni, un'età che le stava facendo pericolosamente avvicinare al rango di "zitelle". Ma, appunto, è solo un indizio, e quella decisione potrebbe essere stata influenzata anche dal desiderio di cambiare stile di vita, dopo aver passato tanti anni in campagna.

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È vero che JA aveva una decisa avversione per Bath?


La prima casa degli Austen a Bath,
al n. 4 di Sydney Place

La presunta avversione di JA per Bath rispetto al suo amore per la campagna, e per Steventon in particolare, poggia essenzialmente su due basi. La prima è la descrizione non propriamente elogiativa di questa città in due romanzi: "L'abbazia di Northanger" e "Persuasione", nell'ultimo dei quali JA scrive, a proposito della decisione di Sir Walter Elliot di lasciare Kellynch Hall (cap. 2):

Le alternative erano tre: Londra, Bath o un'altra casa in campagna. I desideri di Anne erano tutti a favore della terza soluzione. Una casetta nelle vicinanze, dove avrebbero ancora goduto della compagnia di Lady Russell, vicini a Mary, con la possibilità di avere il piacere di contemplare i prati e i boschetti di Kellynch; questa era la sua aspirazione. Ma l'attendeva il suo solito destino: quello di ottenere proprio l'opposto di ciò che formava l'oggetto del suo desiderio. Bath non le piaceva, le pareva che non le fosse congeniale - e Bath doveva diventare la sua residenza.
(Persuasione, trad. di Maria Luisa Castellana Agosti, Theoria, Roma, 1995, pagg. 17-18)
L'altra su due fonti familiari. La prima è nel "Memoir" del nipote James Edward, dove, nel cap. III si legge:
Il distacco dalla casa natia è generalmente un grande dolore per una persona giovane con sentimenti forti e una viva immaginazione, e Jane fu estremamente infelice quando le fu detto che il padre, ormai settantenne, aveva deciso di rinunciare ai suoi doveri e di trasmetterli al suo primogenito, che sarebbe stato il suo successore nella rettoria di Steventon, e di trasferirsi con la moglie e le figlie a Bath. Jane era assente da casa quando fu presa questa decisione, e, dato che il padre era sempre veloce sia nel prendere che nel mettere in atto le sue decisioni, ebbe poco tempo per rassegnarsi al cambiamento.
James Edward Austen-Leigh si rifaceva probabilmente a un brano di una lettera inviatagli dalla sorella, Caroline Austen, il 1° aprile (probabilmente del 1869, quando lui stava completando la biografia della zia), in cui si legge:
Mia zia fu molto dispiaciuta nel lasciare la sua casa natia, come ho sentito dire da mia madre. Le mie zie erano stata via per un po', e al loro ritorno erano state accolte all'ingresso dalla madre che le informò che era già tutto sistemato, e che sarebbero andati a vivere a Bath. Mia madre, che era presente, diceva che zia Jane ne fu estremamente turbata. Tutto era stato fatto in fretta da Mr. Austen e naturalmente questo non è un fatto da scrivere e pubblicare, ma puoi dire che lei ne rimase colpita, se lo ritieni utile.
La seconda fonte familiare è in Jane Austen: Her Life and Letters (1913) di William e Richard-Arthur Austen-Leigh, dove si legge (pag. 123 dell'edizione Barnes & Noble del 2006):
La tradizione dice che quando Jane tornò a casa accompagnata da Martha Lloyd, la novità le fu annunciata all'improvviso dalla madre, che le saluto così: "Be', ragazze, è tutto sistemato; abbiamo deciso di lasciare Steventon tra una settimana e di andare a Bath", e che lo shock per quella notizia fu talmente grande che Jane cadde svenuta.
In questo caso la fonte originale è in un manoscritto (Family History) di Fanny Caroline Lefroy, figlia di Anna Austen e di Benjamin Lefroy, che a sua volta ripete quanto raccontatole dalla madre .
L'avversione per Bath è stata poi contestata da diversi biografi (in particolare da David Nokes, nel suo Jane Austen, Fourth Estate, London, 1997), e in effetti un brano di una delle poche lettere rimasteci di quel periodo non sembra avvalorare molto questa tradizione:
Mi riconcilio sempre di più con l'idea del nostro trasferimento. Abbiamo vissuto abbastanza a lungo in questa Zona, i Balli di Basingstoke sono sicuramente in declino, c'è qualcosa di interessante nel trambusto della partenza, e la prospettiva di passare le prossime estati al Mare o in Galles è davvero deliziosa. - Ora per un po' di tempo potremo sperimentare molti dei vantaggi che ho spesso invidiato alle mogli dei Marinai o dei Soldati. - Tuttavia il fatto che io lasci la Campagna senza molto sacrificio non si deve sapere in giro - altrimenti non potrei aspettarmi di ispirare né tenerezza, né interesse in quelli che ci lasciamo dietro.
(Lettera 29 del 3 gennaio 1801 a Cassandra Austen)
anche se quel "mi riconcilio sempre di più con l'idea del trasferimento" fa pensare che un qualche turbamento iniziale ci sia stato.
Comunque, la lettura di queste parole di JA, ma anche di quelle scritte dai suoi familiari, fa pensare più a un normale turbamento dovuto al dover abbandonare il luogo e la casa in cui era nata e dove aveva passato i primi venticinque anni della sua vita, che a una particolare avversione per il luogo di destinazione, mentre la parole riferite a Anne Elliot: "Bath non le piaceva, le pareva che non le fosse congeniale" riguardano il personaggio di un romanzo e, ovviamente, non possono certo essere automaticamente considerate come un'affermazione riferibile all'autrice.

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È vero che la nipote Fanny scrisse in tarda età una lettera in cui criticava la zia?

         
A sinistra, Fanny in un acquerello di Cassandra; a destra, Fanny in tarda età

Sì. Ecco la traduzione della lettera. Prima della fine ho omesso alcune righe in cui Fanny parlava di banali avvenimenti familiari.

(23 agosto 1869)

Si tesoro mio è verissimo che zia Jane per varie ragioni non era così raffinata come avrebbe dovuto essere visto il suo talento, e se fosse vissuta 50 anni più tardi sarebbe stata sotto molti aspetti più adeguata ai nostri gusti più raffinati. Non erano ricchi e le persone del vicinato con le quali avevano le maggiori frequentazioni non erano affatto fornite di un'educazione all'altezza, o in breve nulla più che mediocre e loro ovviamente sebbene superiori in facoltà intellettuali e cultura erano allo stesso livello quanto a raffinatezza - ma credo che in età adulta il loro rapporto con Mrs. Knight (che era molto affettuosa e gentile con loro) le migliorò entrambe e zia Jane era troppo intelligente per non mettere da parte tutti i possibili segni di "volgarità" (se si può usare questa espressione) e per non imparare a essere più raffinata, almeno nei rapporti con le persone in generale. Entrambe le zie (Cassandra e Jane) erano state cresciute nella più totale ignoranza del mondo e delle sue regole di condotta (intendo dire quanto alla moda ecc.) e se non fosse stato per il matrimonio di papà che le portò nel Kent, e per la bontà di Mrs. Knight, che usava spesso invitare una o l'altra delle sorelle a stare con lei, sarebbero rimaste, sebbene di per sé non meno intelligenti e simpatiche, molto al di sotto della buona società e delle sue regole di condotta. Se non gradisci tutto questo ti chiedo perdono, ma ce l'avevo in punta di penna e ho preferito procedere e dire la verità. [...] Non credo di avere abbastanza da dire per tenere questa lettera fino a domani e devo solo aggiungere cari saluti e che sono sempre la tua amata e affezionata sorella F.C.K.

Frances-Catherine (Fanny) Austen era la primogenita di Edward, fratello di JA. Era nata il 23 gennaio 1793 e aveva quindi ventiquattro anni quando morì la zia, che aveva frequentato molto e che l'aveva definita in una sua lettera "Quasi un'altra sorella" (lettera 57). Fanny, che dal 1812 aveva assunto, come tutta la famiglia del padre, il cognome dei Knight, una coppia di lontani parenti senza figli che aveva adottato Edward Austen, sposò nel 1820 Sir Edward Knatchbull, un vedovo con sei figli, ed ebbe nove figli. Morì a quasi novant'anni, il 24 dicembre 1882, dopo trentatré anni di vedovanza.
La lettera (pubblicata per la prima volta nel 1947 in The Cornhill Magazine, No. 973, Vol. 163, pp. 72-3), scritta probabilmente alla sorella Marianne (1801-1896, morta nubile), è stata sempre molto discussa dai biografi austeniani, in quanto considerata ingenerosa nei confronti della zia.
Nel libro Almost Another Sister (George Mann Books, Maidstone, Kent, 1998), l'autrice, Margaret Wilson, cerca di dare una spiegazione del giudizio di Fanny, ormai quasi ottantenne e immersa in una società vittoriana che guardava alla "raffinatezza" sociale con un occhio diverso da quello a cui era abituata in gioventù. Scrive Wilson (pagg. 140-41):
Il fatto che Fanny inizi la lettera con le parole 'Si tesoro mio' dimostra che stava dando il suo assenso a qualcosa che la sorella aveva già espresso, un'idea simile e compatibile. Marcia Rice, figlia del figlio di Lizzy [Elizabeth, altra sorella di Fanny], Cecil, ereditò la lettera e suggerisce che può essere stata provocata da una discussione familiare su Jane Austen. Un'ipotesi ragionevole, visto che a quel tempo James Austen-Leigh stava facendo ricerche per il Memoir. Un ulteriori stimolo alla discussione può essere stata la pubblicazione, nel 1866, di un articolo su Jane in The Englishwoman's Domestic Magazine [Vol. II, pagg. 237-240 e 278-282], in cui le parole 'refined' e 'refinement' apparivano di frequente. Molte delle critiche a Fanny suscitate dalla pubblicazione di questa lettera si concentrano sull'atteggiamento di superiorità nei confronti dell'ambiente sociale in cui era nata la zia. Ma c'è da considerare che cosa in effetti intenda dire Fanny quando dichiara che le zie 'non erano raffinate'. Quando Fanny era giovane aveva un buon rapporto con la zia Jane e non pensava minimamente alla finezza sociale delle zie. Fu solo con il passare del tempo che cominciò a vederle in una luce diversa ed è il passare del tempo che dev'essere considerato, dato che influenzò l'atteggiamento della società nel suo complesso, così come le circostanze della vita di Fanny. [...] Nel giudicare i sentimenti di Fanny verso la zia Jane quando fu scritta la lettera, dobbiamo renderci conto che a quel tempo aveva settantasei anni e la sua memoria era ormai molto labile. Lord Brabourne [figlio di Fanny; nel 1884 curò la prima raccolta di lettere della prozia] ricorda che quando James Austen-Leigh, nel 1869, le chiese delle lettere di Jane, Fanny 'non fu in grado di occuparsi della faccenda' e 'il suo stato di salute non le permetteva di fare ricerche.' Mary Augusta Austen-Leigh, figlia di James, che scrisse una biografia del padre nel 1911, dice in pratica le stesse cose."

Ho qualche dubbio sull'inizio di questa citazione, visto che Fanny, a conclusione delle sue considerazioni sulla zia, scrive: "Se non gradisci tutto questo ti chiedo perdono", cosa che fa pensare a idee diverse da parte della sorella, presumibilmente né simili né compatibili. Ogni lettore, comunque, potrà farsi un'idea propria sulle parole di una Fanny ormai in tarda età, con la memoria labile e in una società che, quanto a pruderie, aveva sicuramente fatto dei passi indietro rispetto ai primi anni dell'Ottocento, ma credo che comunque sia una testimonianza interessante, ovviamente più come segno di un'epoca che come contributo alla conoscenza di Jane Austen.

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Come spendeva i suoi soldi JA?


Il manoscritto con le spese di JA nel 1807

Il rev. Austen aveva assegnato a ciascuna delle due figlie una somma annua di venti sterline (o venti ghinee: le fonti sono contrastanti). Era una somma piuttosto esigua ma, comunque, superiore al salario medio di una cameriera e più o meno uguale a quello di un operaio non specializzato. Questa sorta di "paghetta" cessò però con la morte del rev. Austen nel gennaio del 1805.
Nel 1806, però, JA ricevette, come la sorella Cassandra, un lascito di cinquanta sterline da una certa Mrs. Lillingstone, che faceva parte a Bath della cerchia di amicizie dei Leigh-Perrot (il fratello di Mrs. Austen e la moglie), e in un documento con la sua calligrafia conservato ora nella Pierpoint Library di NewYork abbiamo una lista completa delle spese del 1807, quando JA viveva a Souhampton, che inizia con un importo di 50 sterline e 15 scellini ed elenca spese per 44 sterline, 10 scellini e 6 pence, con una rimanenza di 6 sterline, 4 scellini e 6 pence (vedi l'immagine sopra; si tratta due pagine di un taccuino, riprodotte in un articolo di Patrick Piggott, "Jane Austen's Southampton Piano", in: Collected Reports of the Jane Austen Society 1976-1985, The Jane Austen Society, 1989. pag. 147).
È interessante scorrere questo elenco, per capire quale fosse il tipo di spese che sosteneva e in che misura incidessero sul suo bilancio:


Bucato

8

 14

5

 
Lettere e pacchetti

3

 17

6

½

Servitù [mance]

 

 13

9

 

Carità

3

 10

3

½

Regali

6

4

4

 

Viaggio

1

2

 10

 

Gite e teatro

 

 17

9

 

Elemosine in chiesa

 

 11

 

 

Affitto pianoforte

2

 13

6

 

Abbigliamento e borse

 13

 19

3

 

[spesa imprecisata]

1

 11

 10

 

Bucato

 

 11

6

 

Taccuino

 

1

4

 

Medicine

 

1

1

½

 

 44

 10

6

 

 

 

 

 

 

 

 50

 15

 

 

 

 44

 10

6

 

 

6

4

6

 


Come si vede, le spese maggiori furono per l'abbigliamento e il bucato (insieme formano più della metà della somma totale), seguite da regali, carità e costi della corrispondenza, con il piccolo lusso dell'affitto di un pianoforte; seguono poi un viaggio (in quell'anno i viaggi furono due; il primo a settembre Chawton con la madre e la sorella, nel periodo in cui c'era Edward, e l'altro alla fine dell'anno con Cassandra a Manydown dalle loro amiche Bigg), gite e teatro (a gennaio c'era stata una gita in traghetto nella baia di Southampton, seguita probabilmente da una serata a teatro), le mance alla servitù, le elemosine in chiesa, un taccuino (con tutta probabilità quello che comprendeva le due pagine dell'elenco) e da ultimo le medicine (evidentemente quell'anno JA non ebbe problemi di salute).
Nell'elenco c'è una piccola incongruenza: nella prima pagina appare un totale di 42/4/8, mentre nella pagina successiva ritroviamo un importo di 43/16/6 accanto alla soma iniziale (50/15/-); la differenza è 1/11/10, che ho riportato come "spesa imprecisata".

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Perché JA fu sepolta nella cattedrale di Winchester?


La pietra tombale di JA

La domanda se la sono posta un po' tutti i biografi di Jane Austen, poiché all'epoca della morte (1817) la scrittrice era praticamente sconosciuta, visto che i quattro romanzi pubblicati durante la sua vita erano usciti in forma anonima e la sua identità fu rivelata solo nella prefazione scritta dal fratello Henry in occasione alla pubblicazione postuma di Northanger Abbey e Persuasion. alla fine del 1817. Nella pietra tombale, infatti, non c'è nessun accenno alla sua attività letteraria (vedi il testo nella pagina "I luoghi").
In mancanza di documentazione sulla decisione di concedere un privilegio apparentemente ingiustificato, le ipotesi sono concordi nel presumere un intervento sul decano della cattedrale, Thomas Rennell, da parte dei due fratelli ecclesiastici di JA, Henry e James, ma soprattutto di un'amica della scrittrice, Elizabeth Bigg, all'epoca vedova Heathcote, che viveva a Winchester insieme a una sorella nubile, Alethea.
Le Bigg erano amiche di vecchia data delle Austen, ed erano anche sorelle di quell'Harris Bigg-Wither che nel 1802 fu protagonista di uno degli episodi più famosi della vita di JA: la proposta di matrimonio accettata e poi rifiutata il mattino dopo. Dopo l'episodio del 1802 ci fu un periodo di imbarazzo tra le due famiglie, ma alla fine l'amicizia rimase inalterata fino alla morte di JA, tanto che quando Cassandra decise di portare la sorella a Winchester per tentare un ultimo tentativo di cura con il dr. Lyford, furono proprio le due sorelle Bigg a procurare loro la casa al numero 8 di College Street.
Elizabeth, che naturalmente era a conoscenza dell'attività letteraria dell'amica, era la persona che probabilmente poteva far valere la maggiore influenza sulle autorità ecclesiastiche preposte a decidere sulla sepoltura. Nel 1798 aveva sposato il rev. William Heathcote (1772-1802), prebendario della cattedrale di Winchester, e nel 1817 abitava nel "close", ovvero nel precinto della cattedrale, in una casa di proprietà di un altro ecclesiastico di Winchester, il rev. Philip Williams, ed era quindi tra le conoscenze del decano Rennell.
Sul decano Rennell c'è anche da dire che era amico degli Chute (di Sherbourne, ad alcune miglia da Steventon), conoscenti di James Austen, con il quale avevano una regolare frequentazione e che probabilmente aveva conosciuto il decano tramite loro.
L'ipotesi più plausibile è quindi che nei giorni successivi alla morte di JA ci sia stato un intervento congiunto di Elizabeth Bigg, James e Henry Austen. In pratica quella che oggi chiameremmo una "raccomandazione", che ha permesso comunque alla cattedrale di annoverare tra le sue tombe quella che oggi è sicuramente la più conosciuta e visitata.

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Perché JA non menziona mai nelle sue lettere il fratello malato George?


Il reverendo George Austen e la moglie Cassandra ebbero otto figli, ma il secondo, chiamato George come il padre, è praticamente assente dalle cronache familiari. Nella biografia scritta nel 1869 dal nipote James Edward Austen Leigh non se ne trova menzione, e lo stesso accade nell'epistolario di Jane Austen, anche se la perdita di gran parte della sua corrispondenza non può darci la certezza che non ne abbia mai parlato nelle sue lettere.
George Austen nacque il 26 agosto 1766, un anno e mezzo dopo la nascita del primogenito James, nella canonica di Deane, prima che gli Austen si trasferissero in quella di Steventon nell'estate del 1868. I genitori si accorsero quasi subito della presenza di un qualche handicap mentale, del quale non sappiamo nulla di preciso. La madre ne fa menzione in una lettera dell'8 luglio 1770 alla cognata Susanne Walter, moglie del fratellastro del marito, quando George stava quindi per compiere quattro anni:

Ti ringrazio molto per il tuo cortese auspicio circa un miglioramento di George. Dio solo sa quando e se possa essere possibile, ma, per quanto io possa giudicare al momento, non possiamo essere troppo ottimisti su questo argomento; comunque vada, abbiamo comunque una consolazione: non è sicuramente un bambino cattivo o aggressivo.
(In: Austen Papers 1704-1856, edited by R. A. Austen-Leigh, Spottiswoode, Ballantyne & Co., 1942, pag. 23)

Mrs. Austen aveva avuto un'esperienza simile nella famiglia d'origine, visto che anche il fratello Thomas Leigh (1747-1821) era affetto da un handicap mentale e, come si usava allora, era stato affidato a una famiglia che se ne prendesse cura a pagamento. La stessa sorte toccò a George, che probabilmente fu affidato alla stessa famiglia incaricata di prendersi cura dello zio e che morì a Monk Sherborne il 17 gennaio 1838 (a oltre settant'anni) e fu sepolto nel cimitero della chiesa del luogo, la All Saints Church, in una tomba anonima.
Il suo mantenimento fu pagato prima dai genitori, poi, dopo la morte del reverendo Austen nel 1805, presumibilmente dalla madre o dai fratelli e quindi, alla morte di Mrs. Austen nel 1827, dal fratello Edward, che destinò al mantenimento di George la sua parte di eredità (437 sterline) riguardante i titoli della "Old South Sea Annuities" comprati molti anni prima dalla madre.
Non sappiamo quando George fu allontanato dalla famiglia, e quindi non siamo in grado di accertare se Jane Austen, nata quando il fratello aveva poco più di nove anni, abbia vissuto per un periodo sotto lo stesso tetto, anche se si può ipotizzare che, comunque, non possa essersi trattato di un periodo molto lungo.
Una labile traccia di questa possibile convivenza (ma anche di rapporti successivi, dei quali, però, non abbiamo alcuna evidenza) è in un breve accenno in una lettera a Cassandra del 27 dicembre 1808, nella quale, parlando di un certo Mr. Fitzhugh, JA scrive:

Vive in quella Casa da più di vent'anni, e, pover'uomo, è così completamente sordo, che dicono non sentirebbe nemmeno un Cannone, anche se sparasse accanto a lui; non avendo un cannone a portata di mano per fare l'esperimento, l'ho dato per certo, e ho parlato un po' con lui con le dita, il che è stato abbastanza buffo.

L'accenno al "parlare con le dita" ("I talked to him a little with my fingers"), e non, genericamente, a gesti, può far supporre che JA conoscesse il linguaggio dei sordomuti, che questa, insieme a un handicap mentale, fosse la situazione del fratello, e che in qualche modo JA avesse imparato quel linguaggio per comunicare con George.

A parte questa ricostruzione, che presenta molte lacune anche sull'effettiva situazione fisica e mentale di George Austen, molti si sono chiesti il perché di questa "cancellazione" dalle cronache familiari, da parte, peraltro, di un padre molto attento alla religione cristiana, visto che di mestiere faceva il pastore anglicano.
È probabile che questa domanda se la siano fatta più i lettori moderni, che vivono in una società in cui la tutela e il modo di considerare le persone affette da un qualche handicap ha giustamente fatto molti passi avanti rispetto al passato.
Negli anni di JA, e per molti anni dopo il suo tempo, l'allontanamento dalla famiglia era probabilmente considerato il modo normale di comportarsi in questi casi, e si presume che spesso fosse più che un allontanamento una vera e propria sparizione, con l'abbandono a strutture pubbliche di dubbia gestione. Nel caso di George Austen, analogamente a quello del fratello di Mrs. Austen, c'è da considerare che la famiglia se ne occupò fino alla sua morte, dimostrando un interesse concreto che, anche se solo finanziario, non era probabilmente molto comune all'epoca.
Inoltre, la mancanza di documentazione su eventuali visite dei familiari a George non può certo fornire certezze in questo senso, anche se la cosa più probabile è che all'epoca la presenza di un handicap mentale fosse considerata come una circostanza che poteva far ritenere normale un abbandono "affettivo", anche da parte di una famiglia altrimenti molto unita come quella degli Austen.

Un'ultima considerazione può essere fatta in relazione a un terzo caso del genere nella famiglia Austen. La nipote del reverendo Austen, Eliza Hancock, figlia della sorella Philadelphia, si sposò nel 1781 con un francese, Jean Capote de Feuillide, ed ebbe un figlio, Hastings, nato nel 1786, che aveva problemi analoghi a quelli di George Austen e morì a quindici anni nel 1801. Eliza tenne sempre il figlio con sé, anche dopo essere rimasta vedova nel 1794 (il marito fu ghigliottinato in Francia durante il periodo della rivoluzione) e dopo essersi risposata nel 1797 con il cugino Henry Austen, fratello di JA.
In questo caso, come abbiamo visto, non ci fu nessun allontanamento, ma c'è da tenere presente che la situazione presentava aspetti diversi. Hastings era infatti figlio unico, e la decisione della madre di non conformarsi a quanto fatto in famiglia nei casi precedenti può essere stata determinata proprio da questa circostanza, che avrebbe reso particolarmente doloroso un distacco che invece, nella numerosa famiglia dello zio, era stato evidentemente ritenuto meno coinvolgente da un punto di vista emotivo.
Ma qui, ovviamente, entriamo in un campo che coinvolge sentimenti personali difficili da precisare e da giudicare, in particolare dopo più di due secoli e senza una documentazione che ci permetta di averne una percezione almeno approssimativa.

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Qual è il valore attuale delle diecimila sterline di rendita di Mr. Darcy?


Colin Firth
(Mr. Darcy, P&P 1995)

Tenendo conto solo della svalutazione monetaria, 10.000 sterline del 1810 corrispondono a 340.000 sterline di oggi (ovvero circa 400.000 euro), come si può calcolare utilizzando il "Currency Converter" del sito "The National Archives". Una cifra ragguardevole, che però va giudicata facendo anche riferimento alla differenza con il salario di un operaio o contadino dell'epoca, che era di circa 20 sterline l'anno; Darcy aveva dunque una rendita corrispondente a 500 volte quel salario.
Considerando che attualmente potremmo prendere come termine di confronto uno stipendio netto annuo di 13.000 euro (mille euro al mese per tredici mensilità), una rendita con una differenza pari a quella corrisponderebbe in realtà a 6.500.000 euro annui. Un paragone preciso, tuttavia, è praticamente impossibile, viste le diversissime condizioni di vita e le differenze nei rapporti tra prezzi di beni di consumo primari e di lusso di allora e dei nostri giorni.
Tuttavia, se si considerano quante giornate lavorative di un artigiano nel settore edile potevano essere pagate con 10.000 sterline del 1810 (66745 giornate - qui il salario annuo ammonta a circa 50 sterline), e si calcola quante sterline ci vogliano ora per pagare le stesse giornate, si arriva a 3.850.000 sterline, ovvero a circa 4.500.000 euro.
In conclusione, facendo la media dei tre calcoli precedenti, si può arrivare a una rendita annua attuale, approssimativa ma ragionevole, di circa 3.800.000 euro.

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Sir Charles Grandison lo ha scritto davvero JA?


Samuel Richardson

Si tratta, ovviamente, non del romanzo di Samuel Richardson, uno dei preferiti da JA, ma di una breve riduzione teatrale, sicuramente di mano di JA, ma la cui attribuzione è tuttora dubbia. La questione è ancora dibattuta e alcune informazioni si trovano nella piccola introduzione a quest'opera in questo sito. Recentemente è uscita una traduzione italiana (Sir Charles Grandison, trad. di Federico Lopiparo, Editori Riuniti, Roma, 2011) che contiene una Introduzione di Beatrice Battaglia e una Postfazione di Arnaldo Colasanti, con giudizi diametralmente opposti sulla paternità dell'opera.
Battaglia, tra l'altro, scrive:

Non basterebbe un saggio per esplicitare adeguatamente tutte le implicazioni del II Atto che, in poco più di tre pagine, riassume, con straordinaria economia e abbondanza di doppi sensi, tutti i temi dei romanzi maggiori
Nella postfazione di Colasanti si legge invece:
Proclamare con gli occhiali dei pretesti e degli abbozzi filologici che una commediola tanto malcerta sia opera di una delle somme menti del romanzo europeo è, quanto meno, stupido e cattivo.

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John Dashwood non aveva degli obblighi legali nei confronti della matrigna e delle sorellastre, dopo la morte del padre?


Mark Gatiss
(John Dashwood, S&S 2008)

No. Tra l'altro, Mrs. Dashwood per lui era un'estranea e le tre ragazze, come gli fa notare acidamente la moglie nel capitolo 2, erano solo "sorellastre":

E quali diritti potevano accampare le signorine Dashwood, che erano imparentate con lui solo a metà, una parentela che lei considerava del tutto inesistente, nel contare sulla sua generosità per un ammontare così consistente. Era ampiamente risaputo che non poteva mai esserci nessun affetto tra i figli dei diversi matrimoni del padre; e perché mai avrebbe dovuto rovinare se stesso, e il povero, piccolo Henry, regalando tutto il suo denaro alle sorellastre?
John Dashwood aveva solo il dovere morale, legato alla promessa che aveva fatto al padre sul letto di morte, di aiutarle per quanto possibile, ma questo "possibile", che lui in un primo momento aveva quantificato in tremila sterline "una tantum", viene via via ridotto a nulla dalle abili argomentazioni della moglie:
"E io ho proprio bisogno di dirlo, che non gli devi nessuna particolare gratitudine, né attenzione ai suoi desideri, perché sappiamo fin troppo bene che se avesse potuto, avrebbe lasciato quasi tutto a loro."
Questo argomento risultò irresistibile. Gli diede le certezze che prima gli mancavano; e, alla fine, decise che sarebbe stato assolutamente superfluo, per non dire indecoroso, fare di più, per la vedova e le figlie del padre, di quei gesti di amichevole cortesia indicati dalla moglie.
JA si trovò in una situazione abbastanza simile alla morte del padre, nel 1805, e l'intervento dei fratelli, pur trattandosi in questo caso di madre e sorelle, fu comunque su base volontaria e non per obblighi legali. Ovviamente ci sono da considerare anche gli "obblighi" sociali e umani, ma in entrambi i casi, quello fittizio dei Dashwood e quello reale degli Austen, erano legati ai rapporti familiari e alla decisione di chi doveva fornire l'aiuto; c'è da considerare, inoltre, che, sempre in entrambi i casi, la vedova e le figlie avevano comunque di che vivere, anche se in modo molto più modesto di prima.

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Il vincolo a favore di Mr. Collins in Orgoglio e pregiudizio era stabilito dalla legge, o c'era la possibilità di lasciare la proprietà a una figlia femmina, in mancanza di maschi?


David Bamber
(Mr. Collins, P&P 1995)

La risposta è nel cap. 29 del romanzo, dove Lady Catherine de Bourgh, dopo aver ricordato il vincolo a favore di Mr. Collins, dice: "in generale non vedo perché sottrarre le proprietà alla discendenza femminile. Nella famiglia di Sir Lewis de Bourgh non era ritenuto necessario." In realtà, però, una scelta del genere era piuttosto rara, perché uno dei principi dell'epoca era proprio quello di preservare la proprietà e di mantenerla all'interno della famiglia di origine, dato che, comunque, le proprietà di una donna venivano trasferite al marito dopo il matrimonio. Per questo, in mancanza di figli maschi, il vincolo a un erede di un altro ramo della famiglia era il meccanismo più usato, come accade anche in Persuasione, dove l'erede di Sir Elliot, che ha tre figlie femmine, è appunto un cugino. Peraltro, non c'era solo questo tipo di vincolo, ma anche quello che obbligava l'erede a mantenere integra la proprietà, senza dargli la possibilità di vendere. Un vincolo di questo genere è quello con il quale Mr. Dashwood eredita la proprietà dello zio, o quello, ulteriore rispetto a quello dell'erede maschio, che grava su Sir Elliot, visto che alla fine del cap. 1 di Persuasione si legge "C'era solo una piccola parte della proprietà della quale Sir Walter potesse disporre;".
C'è anche da sottolineare che, in una caso come quello di Miss de Bourgh, la proprietà sarebbe passata a lei solo in attesa del matrimonio; solo se non si fosse sposata avrebbe mantenuto il controllo dei suoi beni, era infatti previsto che una donna adulta potesse essere intestataria di un proprietà solo se "feme sole" (una donna sposata era invece una "feme covert", due termini provenienti dall'Anglo-Normanno). Il passaggio automatico della proprietà al marito rimase in vigore fino al "Married Women's Property Act" del 1882, dove per la prima volta era previsto che una donna sposata potesse continuare a mantenerne il controllo. Per le figlie in genere era prevista la dote, ovvero una somma che sarebbe andata alla figlia femmina o nel momento del matrimonio, o una volta morto il padre o entrambi i genitori. La dote era in genere investita per produrre una rendita annua, solitamente pari al cinque per cento del capitale. Per esempio, Mrs. Bennet si era sposata con una dote di quattromila sterline, che corrispondeva a una rendita annua di circa duecento sterline. Era anche previsto un appannaggio vedovile, ovvero una somma, o una rendita, della quale poteva disporre la vedova dopo che la proprietà del marito defunto era passata all'erede, come quella, non precisata, di cui gode Mrs. Jennings in Ragione e sentimento, o quella lasciata a Mrs. Dashwood alla morte del marito: settemila sterline più le tremila destinate alle tre figlie, corrispondenti a una rendita complessiva di circa cinquecento sterline l'anno.

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Perché Mr Edward Gardiner, in Orgoglio e pregiudizio, pur essendo sufficientemente benestante e ben educato, viene trattato con disprezzo da alcuni gentiluomini?


Tim Wylton
(Mr. Gardiner, P&P 1995)

Le convenzioni sociali dell'epoca, e non solo dell'epoca, erano piuttosto complicate, e spesso arbitrarie e di comodo. In questo caso si può affermare che il "gentiluomo" era colui che non aveva bisogno di lavorare per vivere; in alcuni casi, in particolare per chi subiva rovesci finanziari o non era primogenito, il lavoro diventava indispensabile, ma c'erano professioni considerate appropriate, come l'ecclesiastico o l'ufficiale, e altre che invece non lo erano, come il commerciante, la professione di Mr. Gardiner. Il modo migliore di rispondere è di dare direttamente la parola a JA, che su questo argomento non ha lesinato indicazioni.
Elizabeth Bennet rivendica orgogliosamente il proprio status, quando Lady Catherine la accusa di essere "senza un nome, senza parentele o ricchezze.":

Sposando vostro nipote, non penserei affatto di lasciare quell'ambiente. Lui è un gentiluomo; io sono figlia di un gentiluomo; fin qui siamo pari.
(Orgoglio e pregiudizio, III-14/56)
Edward Ferrars descrive così le aspirazioni della sua famiglia, e le proprie, per la sua carriera:
Non ci siamo mai trovati d'accordo sulla scelta di una professione. Io ho sempre preferito la chiesa, e tuttora la preferisco. Ma non era abbastanza elegante per la mia famiglia. Loro raccomandavano l'esercito. Di gran lunga troppo elegante per me. Alla giurisprudenza era concesso di essere abbastanza signorile; molti giovanotti, con lo studio al Temple, facevano una bellissima figura nei circoli più esclusivi, e giravano per Londra su quei calessini tanto alla moda. Ma io non avevo nessuna inclinazione per la giurisprudenza approvata dalla mia famiglia, neanche per i meno astrusi degli studi necessari. Quanto alla marina, aveva a favore il fatto di essere di moda, ma ero troppo vecchio per entrarci quando l'argomento fu sollevato per la prima volta; insomma, alla fine, visto che non c'era nessuna necessità per me di avere una qualsiasi professione, visto che potevo essere elegante e spendaccione anche senza una giacca rossa, l'ozio fu dichiarato nel complesso la scelta più vantaggiosa e onorevole, e un giovanotto di diciotto anni in genere non è così ansiosamente propenso a cercarsi un lavoro da resistere alle sollecitazioni dei parenti a non far nulla. Sono stato perciò iscritto a Oxford e da allora sono adeguatamente in ozio.
(Ragione e sentimento, I-19)
Su Mr. Gardiner e la sua professione c'è un accenno molto chiaro:
Mr. Gardiner era un uomo assennato e distinto, di gran lunga superiore alla sorella tanto per indole quanto per educazione. Le signore di Netherfield avrebbero avuto difficoltà a credere che un uomo che viveva di commercio, con i suoi magazzini a portata di mano, potesse essere così beneducato e gradevole.
(Orgoglio e pregiudizio, II-2/25)
E un altro accenno è nella descrizione delle Bingley, che avevano dimenticato l'origine delle ricchezze della loro famiglia:
Erano piuttosto belle, erano state educate in uno dei migliori istituti femminili di Londra, avevano una dote di ventimila sterline, erano abituate a spendere più di quanto dovuto e a frequentare gente di rango, ed erano quindi sotto tutti gli aspetti autorizzate a pensar bene di se stesse, e a sminuire gli altri. Venivano da una rispettabile famiglia del nord dell'Inghilterra, una circostanza impressa nella loro memoria più profondamente di quella che il patrimonio del fratello, e il loro, era stato acquisito con il commercio.
(Orgoglio e pregiudizio, I-4)
La carriera di ufficiale di marina, della quale Edward Ferrars dice che "aveva a favore il fatto di essere di moda", e alla quale JA era particolarmente affezionata avendo due fratelli in marina, è trattata in modo molto diverso da uno dei personaggi più snob di JA, Sir Walter Elliot:
"Verissimo, verissimo. Ciò che dice Miss Anne è verissimo", fu la replica di Mr. Shepard, e "Oh! certamente", fu quella della figlia; ma il commento di Sir Walter, subito dopo, fu,
"La professione ha una sua utilità, ma non gradirei avere tra i miei amici qualcuno che la pratichi."
"Davvero!" fu la risposta, con uno sguardo di sorpresa.
"Sì, ci sono due cose che me la fanno considerare volgare. La prima, che permette a persone di origini oscure di essere elevate a onori che i padri e i nonni non si sarebbero nemmeno sognati; e la seconda, che distrugge in modo veramente orribile la giovinezza e il vigore; un marinaio diventa vecchio prima di chiunque altro. L'ho sempre notato in vita mia. In marina un uomo corre il grave pericolo di essere offeso dalla rapida carriera di un altro, al cui padre il padre del primo non si sarebbe degnato di rivolgere la parola...
(Persuasione, I-3)
Sull'unica professione ammessa per un giovane donna di buona famiglia ma povera, istitutrice o insegnante, c'è un giudizio molto tranchant di Jane Fairfax:
"Ci sono posti in città, uffici, dove chiedere produce subito qualcosa. Uffici per la vendita, se non di carne umana, di intelletto umano."
"Oh! mia cara, carne umana! È sconvolgente; se intendete riferirvi al commercio degli schiavi, vi assicuro che Mr. Suckling è stato sempre piuttosto favorevole alla sua abolizione."
"Non intendevo, non pensavo al commercio degli schiavi", rispose Jane; "è il commercio delle istitutrici, ve l'assicuro, che avevo in mente; molto diverso, certo, quanto alle colpe di chi lo pratica; ma quale sia tra le due la sventura maggiore per le vittime, non saprei proprio dirlo."
(Emma, II-17/35)
In conclusione, per quanto riguarda Mr. Gardiner, si può dire che il commercio fosse sicuramente considerato una professione non appropriata, ma la ricchezza che produceva lavava via piuttosto facilmente il disonore iniziale, in un paio di generazioni e talvolta anche in una sola.

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Che cosa prevedeva la legge in merito al matrimonio di minori o, in genere, per la tutela dei minorenni?

Il "Lord Hardwicke's Marriage Act", emanato nel 1753, vietava il matrimonio dei minori di ventuno anni senza il consenso dei genitori; la norma però era in vigore solo in l'Inghilterra, mentre in Scozia non aveva validità. Per questo la Scozia era diventata la meta di tutti i giovani inglesi che scappavano di casa per sposarsi. In particolare, era famoso il villaggio di Gretna-Green, il più comodo da raggiungere perché era il primo dopo il confine tra Inghilterra e Scozia. JA lo cita due volte; in Amore e amicizia (lettera 12):

Sophia e io provammo la Soddisfazione di vederli partire per Gretna-Green, che avevano scelto per celebrare le Nozze, preferendolo a qualsiasi altro luogo nonostante fosse a considerevole distanza da Macdonald-Hall.
anche se qui lo cita per gioco, visto che i due fuggitivi, trovandosi già in Scozia, non avevano nessun bisogno di recarsi là per sposarsi.
Il villaggio è citato anche in Orgoglio e pregiudizio (capitolo 47), nella lettera che Lydia Bennet invia all'amica Mrs. Forster prima di scappare con Wickham:
Sto andando a Gretna Green, e se non riesci a indovinare con chi, dovrò ritenerti un'ingenua, perché c'è un solo uomo al mondo che amo, ed è un angelo.
Nonostante questo divieto, però, la tutela legislativa per eventuali minorenni sedotte e abbandonate era praticamente nulla, come si capisce dai due romanzi dove accadono cose del genere. In Orgoglio e pregiudizio Wickham tenta di scappare con Georgiana Darcy e poi fa lo stesso con Lydia Bennet, e sia nel primo che nel secondo caso, è solo l'intervento di Darcy che sistema, in modi diversi, le cose; nel romanzo, infatti, non si fa cenno a eventuali punizioni legali per aver sedotto una minorenne. In Ragione e sentimento c'è una situazione ancora più grave, visto che la pupilla del colonnello Brandon, Eliza Williams, viene sedotta da Willoughby e lasciata da sola e incinta. Anche in questo caso nessuno fa cenno a norme di legge in proposito, e l'unica azione possibile è quella di una sfida a duello da parte del colonnello Brandon (cap. 31):
Eliza mi aveva confessato, anche se con riluttanza, il nome del suo amante; e quando è tornato in città, un paio di settimane dopo di me, ci siamo dati appuntamento, lui per difendere, io per punire la sua condotta. Siamo tornati illesi, e l'incontro, perciò, non è diventato di dominio pubblico.

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Qual è la cronologia delle opere di JA?

Per quanto riguarda i cosiddetti "romanzi canonici", abbiamo un manoscritto di Cassandra Austen, databile a un periodo di poco successivo alla morte di JA, nel quale vengono indicate le date di composizione di ciascuno di essi:


 

First Impressions begun in Oct 1796
Finished in Augt 1797. Publishd
afterwards, with alterations & contractions
under the Title of Pride & Prejudice.
Sense & Sensibility begun Nov. 1797
I am sure that something of the
same story & characters had been
written earlier & called Elinor & Marianne
Mansfield Park, begun somewhere
about Feby 1811 - Finished soon after
June 1813
Emma begun Jany 21st 1814, finishd
March 29th 1815
Persuasion begun Augt 8th 1815
finished Augt 6th 1816
 

First Impressions iniziato nell'ott. 1796
Finito nell'ago. 1797, Pubblicato
successivamente, con modifiche e tagli
con il titolo Pride & Prejudice.
Sense & Sensibility iniziato nel nov. 1797
Sono certa che un'opera con la
stessa storia e gli stessi personaggi era stata
scritta prima con il titolo Elinor & Marianne
Mansfield Park, iniziato più o meno
intorno al feb. 1811 - Finito poco dopo
il giugno 1813
Emma iniziato il 21 gen. 1814, finito
il 29 marzo 1815
Persuasion iniziato l'8 agosto 1815
finito il 6 agosto 1816
 

North-hanger Abbey was written
about the years 98 & 99

C.E.A.                               

Northanger Abbey fu scritto
all'incirca negli anni 1798-99

C.E.A.                                         

L'ultima ricostruzione cronologica di tutte le opere è quella di Kathryn Sutherland ("Chronology of composition and publication" in Jane Austen in Context, a cura di Janet Todd, Cambridge University Press, 2005, pagg. 20-22). La ricostruzione è basata sia sul manoscritto descritto sopra, sia sull'esame di lettere e documenti familiari che forniscono informazioni al riguardo. La riporto sinteticamente:

c. 1787-93
Juvenilia (per i singoli brani vedi la pagina degli Juvenilia su questo sito)

1790-1800
Sir Charles Grandison

1794-5
Lady Susan

c. 1795
"Elinor & Marianne", romanzo epistolare, prima versione di Sense and Sensibility

Ott. 1796-ago. 1797
"First Impressions", prima versione di Pride and Prejudice

Nov. 1797
Revisione di "Elinor e Marianne", che diventa Sense and Sensibility

1798-9
Bozza di "Susan", prima versione di Northanger Abbey

1803
Revisione di "Susan"; il manoscritto viene acquistato da Crosby & Co., che però non lo pubblicherà.

1804
The Watsons (incompiuto)

1805
Bella copia di Lady Susan, forse con l'aggiunta della conclusione

1809-11
Revisione di Sense and Sensibility, pubblicato nel novembre 1811

1811-12
Nuova versione di "First Impressions", che diventa Pride and Prejudice, in vista della pubblicazione;
inizio di Mansfield Park

1813
A gennaio, pubblicazione di Pride and Prejudice;
revisione di Mansfield Park;
revisione di Sense and Sensibility, in vista della seconda edizione, pubblicata a ottobre;
sempre a ottobre, seconda edizione di Pride and Prejudice

1814
Inizio di Emma;
a maggio, pubblicazione di Mansfield Park

1815
completamento di Emma;
inizio di Persuasion;
revisione di Mansfield Park, in vista della seconda edizione;
a fine dicembre, pubblicazione di Emma (edizione datata 1816)

1816
A febbraio, seconda edizione di Mansfield Park;
completamento di Persuasion;
"Plan of a Novel";
revisione di "Susan", con il titolo "Catherine" (poi pubblicato come Northanger Abbey), che era stato rivenduto da Crosby a Henry Austen a febbraio

1817
Sanditon (incompiuto);
terza edizione di Pride and Prejudice;
a fine dicembre, pubblicazione postuma di Persuasion e Northanger Abbey (edizione datata 1818)

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Quanto sono lunghi i romanzi di JA?

    

        

Subito dopo la pubblicazione di Pride and Prejudice JA scrisse alla sorella, riferendosi al romanzo che le era appena arrivato: "... ho sfrondato e tagliato così bene che nel complesso immagino sia alquanto più corto di S. & S." (vedi la nota 7 alla lettera 79). In effetti nella prima edizione le pagine complessive dei tre volumi erano 869, contro le 896 di Sense and Sensibility. Ora che abbiamo a disposizione il conteggio automatico di parole e caratteri, si può verificare che in realtà era il contrario: è S&S a essere leggermente più corto di P&P, e la differenza nelle prime edizioni era evidentemente dovuta a una impaginazione più compatta del secondo.
Di seguito trovate una tabella con il conteggio di parole e caratteri sia dei sei romanzi canonici che degli altri scritti di JA, comprese le lettere.
Nelle colonne ho indicato:

  • A: le pagine della prima edizione (solo per i sei romanzi canonici), con, tra parentesi, quelle dei singoli volumi;
  • B: le pagine dell'edizione moderna di riferimento. Per le opere, quella pubblicata dalla Cambridge University Press (8 voll., 2005-2008). Per le lettere l'ultima edizione curata da Deirdre Le Faye (Fourth Edition, Oxford University Press, 2011);
  • C: il conteggio delle parole;
  • D: il conteggio dei caratteri, compresi gli spazi;
  • E: il numero di cartelle standard (1800 caratteri).

TITOLO

A

B

C

D

E

Lettere  

364

153.601

779.108

433

Juvenilia  

295

73.286

398.866

222

Lady Susan  

76

23.969

127.826

71

The Watsons  

57

18.750

98.703

55

Sanditon  

73

24.583

130.748

73

Sense and Sensibility

896
(317+278+301)

431

120.650

668.516

371

Pride and Prejudice

869
(307+239+323)

431

122.757

682.835

379

Northanger Abbey

631
(300+331)

261

78.137

431.914

240

Mansfield Park

1.008
(360+294+354)

548

161.835

882.265

490

Emma

1.036
(322+351+363)

528

163.510

881.809

490

Persuasion

588
(280+308)

275

83.900

464.741

258

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