Jane Austen
Samuel Richardson - Sir Charles Grandison
Volume I - lettere 1/10
traduzione di Giuseppe Ierolli

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THE HISTORY OF
SIR CHARLES GRANDISON


Preface.

The Editor of the following Letters takes Leave to observe, that he has now, in this Publication, completed the Plan, that was the Object of his Wishes, rather than of his Hopes, to accomplish.

How such remarkable Collections of private Letters fell into his Hands, he hopes the Reader will not think it very necessary to enquire.

The first Collection, intitled PAMELA, exhibited the Beauty and Superiority of Virtue in an Innocent and unpolished Mind, with the Reward which often, even in this Life, a protecting Providence bestows on Goodness. A young Woman of low Degree, relating to her honest Parents the severe Trials she met with from a Master who ought to have been the Protector, not the Assailer, of her Honour, shews the Character of a Libertine in its truly contemptible Light. This Libertine, however, from the Foundation of good Principles laid in his early Years by an excellent Mother; by his Passion for a virtuous young Woman; and by her amiable Example, and unwearied Patience, when she became his Wife; is, after a Length of Time, perfectly reclaimed.

The second Collection, published under the Title of CLARISSA, displayed a more melancholy Scene. A young Lady of higher Fortune, and born to happier Hopes, is seen involved in such Variety of deep Distresses, as lead her to an untimely Death; affording a Warning to Parents against forcing the Inclinations of their Children in the most important Article of their Lives; and to Children against hoping too far from the fairest Assurances of a Man void of Principle. The Heroine, however, as a truly Christian Heroine, proves superior to her Trials; and her Heart, always excellent, refined and exalted by every one of them, rejoices in the Approach of a happy Eternity. Her cruel Destroyer appears wretched and disappointed, even in the boasted Success of his vile Machinations: but still (buoyed up with Self-conceit and vain Presumption) he goes on, after every short Fit of imperfect, yet terrifying Conviction, hardening himself more and more; till, unreclaimed by the most affecting Warnings, and repeated Admonitions, he perishes miserably in the Bloom of Life, and sinks into the Grave oppressed with Guilt, Remorse, and Horror. His Letters, it is hoped, afford many useful Lessons to the gay Part of Mankind against that Misuse of Wit and Youth, of Rank and Fortune, and of every outward Accomplishment, which turns them into a Curse to the miserable Possessor, as well as to all around them.

Here the Editor apprehended he should be obliged to stop, by reason of his precarious State of Health, and a Variety of Avocations which claimed his first Attention: but it was insisted on by several of his Friends who were well assured he had the Materials in his Power, that he should produce into public View the Character and Actions of a Man of TRUE HONOUR.

He has been enabled to obey these his Friends, and to complete his first Design: end now, therefore, presents to the Public, in Sir CHARLES GRANDISON, the Example of a Man acting uniformly well thro' a Variety of trying Scenes, because all his Actions are regulated by one steady Principle: A Man of Religion and Virtue; of Liveliness, and Spirit; accomplished and agreeable; happy in himself, and a Blessing to others.

From what has been premised, it may be supposed, that the present Collection is not published ultimately, nor even principally, any more than the other two, for the Sake of Entertainment only. A much nobler End is in View. Yet it is hoped the Variety of Characters and Conversations necessarily introduced into so large a Correspondence, as these Volumes contain, will enliven as well as instruct: the rather, as the principal Correspondents are young Ladies of polite Education, and of lively Spirits.

The Nature of familiar Letters, written, as it were, to the Moment, while the Heart is agitated by Hopes and Fears, on Events undecided, must plead an Excuse for the Bulk of a Collection of this Kind. Mere Facts and Characters might be comprised in a much smaller Compass: but, would they be equally interesting? It happens fortunately, that an Account of the juvenile Years of the principal Person is narratively given in some of the Letters. As many, however, as could be spared, have been omitted. There is not one Episode in the Whole; nor, after Sir CHARLES GRANDISON is introduced, one Letter inserted, but what tends to illustrate the principal Design. Those which precede his Introduction, will not, it is hoped, be judged unnecessary on the Whole, as they tend to make the Reader acquainted with Persons, the History of whom is closely interwoven with that of Sir Charles.

LA STORIA DI
SIR CHARLES GRANDISON


Prefazione

Il curatore delle lettere che seguono si permette di osservare che ormai ha, in questa pubblicazione, completato la realizzazione di quello che era l'obiettivo dei suoi desideri, più che delle sue speranze.

Come una tale straordinaria raccolta di lettere private sia finita nelle sue mani, egli spera che il lettore non riterrà poi tanto necessario chiederlo.

La prima raccolta, dal titolo PAMELA, descriveva la bellezza e la superiorità della virtù in una mente innocente e non coltivata, con la ricompensa che spesso, anche in questa vita, una provvidenza riparatrice concede alla bontà. Una giovane donna di basso ceto, raccontando ai suoi onesti genitori le dure prove che deve sostenere a causa di un padrone che avrebbe dovuto essere il protettore, e non l'aggressore, del suo onore, mostra il carattere di un libertino in tutta la sua spregevole veste. Tuttavia, quel libertino, a cagione dei basilari buoni principi inculcatigli nei suoi primi anni da una madre eccellente, attraverso la passione verso una giovane donna virtuosa, e l'amabile esempio e l'ininterrotta perseveranza di lei, una volta diventata sua moglie, è, dopo un lungo periodo di tempo, completamente riscattato.

La seconda raccolta, pubblicato con il titolo di CLARISSA, descrive uno scenario più triste. Una giovane signora con un ricco patrimonio, e nata sotto una felicissima stella, è coinvolta in una serie di pesanti disgrazie, tanto da essere condotta a una morte prematura, offrendo un ammonimento ai genitori che forzano le inclinazioni dei figli nell'obiettivo più importante della loro vita, e ai figli che credono troppo alle convincenti rassicurazioni di un uomo privo di principi. L'eroina, tuttavia, come una vera iEroina Cristiana, si dimostra superiore alle prove affrontate, e il suo cuore, sempre eccellente, perfezionato ed esaltato da ciascuna di quelle prove, gioisce nell'accostarsi alla felicità eterna. L'uomo crudele che l'ha rovinata appare meschino e deluso anche nel gloriarsi del successo delle sue vili macchinazioni; ma (animato da un alto concetto di sé e da una vuota presunzione) va avanti, dopo ogni brusco eccesso di incomplete ma terribili condanne, diventando sempre più insensibile; fino a quando, non corretto dai più teneri avvisi e dai ripetuti ammonimenti, perisce in modo miserabile nel fiore dell'età, e sprofonda nella tomba oppresso da colpa, rimorso e orrore. Le sue lettere, si spera, forniscono alla parte gaudente dell'umanità molte utili lezioni contro quell'abuso di arguzia e giovinezza, di rango e ricchezza, e di ogni qualità esteriore, che induce a maledirne il possessore, così come tutti coloro che lo circondano.

A questo punto il curatore aveva capito di essere costretto a fermarsi, a cagione del suo precario stato di salute, e di una serie di occupazioni che reclamavano la sua attenzione prioritaria, ma si è visto sollecitato da diversi amici che sapevano bene come egli avesse del materiale in suo possesso, utile a mostrare al pubblico il carattere e il modo di agire di un uomo di VERO ONORE.

Egli è stato in grado di assecondare i propri amici, e di completare il suo piano iniziale, e ora presenta quindi al pubblico, in Sir CHARLES GRANDISON, l'esempio di un uomo che agisce in modo coerente in una varietà di difficili scenari, poiché tutte le sue azioni sono regolate da un saldo principio. Un uomo religioso e virtuoso, vivace e di spirito, istruito e simpatico, felice in sé e un dono per gli altri.

Da ciò che si è premesso, si può ricavare che la presente raccolta, così come le altre due, non è pubblicata principalmente allo scopo di semplice intrattenimento. L'obiettivo è un fine più nobile. Però, si spera che la varietà dei personaggi e delle conversazioni che è necessario introdurre in una corrispondenza ampia come quella contenuta in questo volume, diverta oltre che istruire: in primo luogo, poiché le principali corrispondenti sono giovani signore di raffinata educazione e di spirito vivace.

La natura delle lettere familiari, scritte come furono al momento, mentre il cuore è agitato da speranze e timori di fronte ad avvenimenti di incerta natura, deve invocare una giustificazione per il grosso di una raccolta di questo genere. I meri fatti e i personaggi potrebbero rientrare in un perimetro più contenuto, ma sarebbero interessanti allo stesso modo? È una fortuna che in alcune delle lettere vi sia un resoconto degli anni giovanili dei personaggi principali. Tuttavia, quello che poteva essere trascurato è stato omesso. Nell'insieme, non c'è alcun episodio, né, dopo l'ingresso di Sir CHARLES GRANDISON, alcuna lettera che sia stata inserita, se non per illustrare lo scopo principale. Ciò che precede il suo ingresso, non è, si spera, da giudicare inutile per l'insieme, dato che vuole far conoscere al lettore delle persone la cui storia è strettamente collegata a quella di Sir Charles.



Names of the Principal Persons.

MEN.

George Selby, Esq.

John Greville, Esq.

Richard Fenwick, Esq.

Robert Orme, Esq.

Archibald Reeves, Esq.

Sir Rowland Meredith, Knt.

James Fowler, Esq.

Sir Hargrave Pollexfen, Bart.

The Earl of L. a Scottish nobleman.

Thomas Deane, Esq.

Sir Charles Grandison, Bart.

James Bagenhall, Esq.

Solomon Merceda, Esq.

John Jordan, Esq.

Sir Harry Beauchamp, Bart.

Edward Beauchamp, Esq his Son.

Everard Grandison, Esq.

The Rev. Dr. Bartlett.

Lord W. Uncle to Sir Charles Grandison.

Lord G. Son of the Earl of G.

ITALIANS.

Marchese della Porretta, the Father.

Marchese della Porretta, his eldest Son.

The Bishop of Nocera, his second Son.

Signor Jeronymo della Porretta, third Son.

Conte della Porretta, their Uncle.

Count of Belvedere.

Father Marescotti.

WOMEN.

Miss Harriet Byron.

Mrs. Shirley, her Grandmother, by the Mother's side.

Mrs. Selby, Sister to Miss Byron's Father, and Wife of Mr. Selby.

Miss Lucy and Nancy Selby, Nieces to Mr. Selby.

Miss Orme, Sister of Mr. Orme.

Mrs. Reeves, Wife of Mr. Reeves, Cousin of Miss Byron.

Lady Betty Williams.

The Countess of L. Wife of Lord L. elder Sister of Sir Charles Grandison.

Miss Grandison, younger Sister of Sir Charles.

Mrs. Eleanor Grandison, Aunt to Sir Charles.

Miss Emily Jervois, his Ward.

Lady Mansfield.

Lady Beauchamp.

The Countess Dowager of D.

Mrs. Hortensia Beaumont.

ITALIANS.

Marchesa della Porretta.

Signora Clementina, her Daughter.

Signora Juliana Sforza, Sister to the Marchese della Porretta.

Signora Laurana, her Daughter.

Signora Olivia.

Camilla, Lady Clementina's Governess.

Laura, her Maid.



Personaggi principali

UOMINI

George Selby, Esq. (1)

John Greville, Esq.

Richard Fenwick, Esq.

Robert Orme, Esq.

Archibald Reeves, Esq.

Sir Rowland Meredith, Knt.

James Fowler, Esq.

Sir Hargrave Pollexfen, Bart.

The Earl of L., nobiluomo scozzese

Thomas Deane, Esq.

Sir Charles Grandison, Bart.

James Bagenhall, Esq.

Solomon Merceda, Esq.

John Jordan, Esq.

Sir Harry Beauchamp, Bart.

Edward Beauchamp, Esq., suo figlio

Everard Grandison, Esq.

Il Rev. Dr. Bartlett

Lord W., zio di Sir Charles Grandison

Lord G., figlio del conte di G.

ITALIANI

Marchese della Porretta, il padre

Marchese della Porretta, il figlio maggiore

Il Vescovo di Nocera, suo secondo figlio

Signor Jeronymo della Porretta, terzo figlio

Conte della Porretta, lo zio

Conte di Belvedere

Padre Marescotti

DONNE

Miss Harriet Byron

Mrs. Shirley, sua nonna da parte di madre

Mrs. Selby, sorella del padre di Miss Byron e moglie di Mr. Selby

Miss Lucy e Nancy Selby, nipoti di Mr. Selby

Miss Orme, sorella di Mr. Orme

Mrs. Reeves, moglie di Mr. Reeves, cugina di Miss Byron

Lady Betty Williams

La contessa di L., moglie di Lord L. e sorella maggiore di Sir Charles Grandison

Miss Grandison, sorella minore di Sir Charles

Mrs. Eleanor Grandison, zia di Sir Charles

Miss Emily Jervois, sua pupilla

Lady Mansfield

Lady Beauchamp

La contessa vedova di D

Mrs. Hortensia Beaumont

ITALIANE

Marchesa della Porretta

Signora Clementina, sua figlia

Signora Juliana Sforza, sorella del Marchese della Porretta

Signora Laurana, sua figlia

Signora Olivia

Camilla, istitutrice di Lady Clementina

Laura, la sua cameriera



(1) "Esq." è l'abbreviazione di "Esquire", che significa letteralmente "scudiero" ma è usato come una sorta di sinonimo di "gentiluomo". "Knt." è l'abbreviazione di "Knight", ovvero "Cavaliere", un titolo onorifico inferiore a Baronetto e, come quest'ultimo, non nobiliare. "Bart" è l'abbreviazione di "Baronetto".



Volume I - Letter 1

MISS LUCY SELBY TO MISS HARRIET BYRON.

Ashby-Canons, January 10.

Your resolution to accompany Mrs. Reeves to London, has greatly alarmed your three Lovers. And two of them, at least, will let you know that it has. Such a lovely girl as my Harriet, must expect to be more accountable for her steps than one less excellent and less attractive.

Mr. Greville, in his usual resolute way, threatens to follow you to London; and there, he says, he will watch the motions of every man who approaches you; and, if he find reason for it, will early let such man know his pretensions, and the danger he may run into, if he pretend to be his competitor. But let me not do him injustice; though he talks of a rival thus harshly, he speaks of you more highly than man ever spoke of woman. Angel and Goddess are phrases you have been used to from him; and tho' spoken in his humorous way, yet I am sure he most sincerely admires you.

Mr. Fenwick, in a less determined manner, declares, that he will follow you to town, if you stay there above one fortnight.

The gentle Orme sighs his apprehensions, and wishes you would change your purpose. Tho' hopeless, he says, it is some pleasure to him, that he can think himself in the same county with you; and much more, that he can tread in your footsteps to and from church every Sunday, and behold you there. He wonders how your grandmamma, your aunt, your uncle, can spare you. Your cousin Reeves's surely, he says, are very happy in their influences over us all.

Each of the gentlemen is afraid, that by increasing the number of your admirers, you will increase his difficulties: but what is that to them, I asked, when they already know, that you are not inclined to favour any of the three?

If you hold your resolution, and my cousin Reeves's their time of setting out, pray let me know, and I will attend you at my uncle Selby's, to wish you a good journey, much pleasure in town, and a return with a safe and sound heart. My sister, who, poor dear girl, continues extremely weak and low, will spare me for a purpose so indispensable. I will not have you come to us. I know it would grieve you to see her in the way she is in. You too much take to heart the infirmities of your friends which you cannot cure; and as your grandmamma lives upon your smiles, and you rejoice all your friends by your cheerfulness, it would be cruel to make you sad.

* * *

Mr. Greville has just left us. He dropped in upon us as we were going to dinner. My grandmother Selby you know is always pleased with his rattling. She prevailed on him to alight, and sit down with us. All his talk was of you. He repeated his former threatenings (as I called them to him) on your going to town. After dinner, he read us a Letter from Lady Frampton relating to you. He read us also some passages from the copy of his answer, with design, I believe, that I should ask him to leave it behind him. He is a vain creature, you know, and seemed fond of what he had written. I did ask him. He pretended to make a scruple of your seeing it; but it was a faint one. However he called for pen and ink; and when it was brought him, scratched over two passages, and that with so many little flourishes (as you will see) that he thought they could not be read. But the ink I furnished him with happening to be paler than his, you will find he was not cunning enough. I promised to return it.

Send me a line by the bearer, to tell me if your resolution holds as to the day.

Adieu, my dearest Harriet. May angels protect and guide you whithersoever you go!

LUCY SELBY.



Volume I - lettera 1

MISS LUCY SELBY A MISS HARRIET BYRON

Ashby-Canons, 10 gennaio

La tua decisione di accompagnare Mrs. Reeves a Londra ha allarmato moltissimo i tuoi tre innamorati. E almeno due di essi te lo faranno sapere. Una ragazza così amabile come la mia Harriet deve aspettarsi di dover rendere conto delle sue mosse più di una meno eccellente e attraente.

Mr. Greville, nel suo solito modo deciso, minaccia di seguirti a Londra; e là, così dice, controllerà i movimenti di qualsiasi uomo che ti si avvicini; e, se ne avrà motivo, farà subito conoscere a un tale uomo le sue pretese, e il rischio che corre se volesse diventare un suo concorrente. Ma non mi far essere ingiusta con lui; anche se parla di un rivale in modo così severo, di te dice le cose più elevate che un uomo possa dire di una donna. Angelo e dea sono termini che sei abituata a sentire da lui; e sebbene pronunciati nel suo modo spiritoso, sono comunque certa della sua sincera ammirazione per te.

Mr. Fenwick, in una maniera meno determinata, afferma che ti seguirà in città, se ti tratterrai lì più di due settimane.

Il timido Orme sospira per l'ansia, e vorrebbe che tu cambiassi idea. Anche se non ci spera, così dice, gli fa piacere poter pensare di essere con te nella stessa contea; e, ancora di più, poter seguire ogni domenica i tuoi passi per e dalla chiesa, e là rimirarti. Si meraviglia di come tua nonna, tua zia, tuo zio, possano fare a meno di te. Sicuramente, così dice, i tuoi cugini Reeves sono molto soddisfatti dell'influenza che hanno su tutti noi.

Ciascuno di loro teme che l'incremento del numero dei tuoi ammiratori ti farà incrementare le obiezioni nei suoi confronti, ma mi chiedo che cosa gliene importi, non sanno forse già che tu non sei incline a concedere i tuoi favori a nessuno dei tre?

Se tu mantieni la tua decisione, e i cugini Reeves la data della partenza, fammelo sapere, e ti verrò a trovare dallo zio Selby, per augurarti buon viaggio, un soggiorno molto piacevole in città e un ritorno con il cuore illeso. Mia sorella, che, poverina, continua a essere estremamente debole e di cattivo umore, mi risparmierà un dovere altrimenti indispensabile. Non voglio che tu venga da noi. So che ti addolorerebbe vederla nello stato in cui è. Tu prendi così tanto a cuore le infermità delle tue amiche che non sei in grado di guarire, e dato che tua nonna vive per i tuoi sorrisi, e che tu rallegri tutti i tuoi amici con il tuo buonumore, sarebbe crudele renderti triste.

* * *

Mr. Greville è appena andato via. Era passato per una breve visita mentre stavamo andando a pranzo. Sai come mia nonna Selby ami sempre le sue chiacchiere. Lo ha costretto a restare a pranzo con noi. Ha parlato solo di te. Ha ripetuto le sue precedenti minacce (come le ho chiamate parlandone con lui) circa il tuo viaggio in città. Dopo il pranzo ci ha letto una lettera di Lady Frampton che ti riguardava. Ci ha anche letto qualche passaggio dalla copia della sua risposta, allo scopo, presumo, di farsi chiedere da me di lasciarmela. Come sai, è vanitoso, e sembrava compiaciuto di ciò che aveva scritto. Gli ho chiesto di lasciarmela. Ha fatto finta di farsi scrupolo che tu la vedessi, ma in modo molto fiacco. Comunque, ha chiesto penna e calamaio, e quando li ha avuti, ha cancellato due passaggi, con così tanti piccoli svolazzi (come vedrai) che riteneva ne avesse impedito la lettura. Ma l'inchiostro che gli avevo fornito era più chiaro del suo, e quindi scoprirai che non è stato abbastanza furbo. Ho promesso di restituirgliela.

Mandami qualche rigo dal portatore della presente, per dirmi se sei decisa circa la data.

Adieu, mia carissima Harriet. Possano gli angeli proteggerti e guidarti ovunque tu vada!

LUCY SELBY



Volume I - Letter 2

MR. GREVILLE TO LADY FRAMPTON.
(Inclosed in the preceding)

Northampton, January 6.

Your Ladyship demands a description of the Person of the celebrated Miss Byron in our neighbourhood; and to know, whether, as report tells you, Love has listed me in the number of her particular admirers?—Particular admirers you well distinguish; since every one who beholds her admires her.

Your Ladyship confines your enquiries to her Person, you tell me; and you own, that women are much more solicitous about the beauties of that, than of the Mind. Perhaps it may be so; and that their envy is much sooner excited by the one than by the others. But who, madam, can describe the person of Miss Harriet Byron, and her person only; animated as every feature is by a mind that bespeaks all human excellence, and dignifies her in every Air, in every Look, in every Motion?

No man living has a greater passion for beauty than I have. Till I knew Miss Byron, I was one of those who regarded nothing else in the Sex. Indeed, I considered all intellectual attainments as either useless or impertinent in women. Your Ladyship knows what were my free notions on this head, and has rebuked me for them. A wise and learned Lady, I considered as a very unnatural character. I wanted women to be all Love, and nothing else. A very little Prudence allow'd I to enter into their composition; just enough to distinguish the Man of Sense from the Fool; and that for my own sake: You know I have vanity, madam: But lovely as Miss Byron's person is, I defy the greatest Sensualist on earth not to admire her mind more than her person. What a triumph would the devil have, as I have often thought, when I have stood contemplating her perfections, especially at church, were he able to raise up a man that could lower this Angel into Woman?—Pardon me!—Your Ladyship knows my mad way of saying every thing that rises to my thoughts.

Sweetness of temper must make plain features glow: What an effect must it then have upon fine ones? Never was there a sweeter-temper'd woman. Indeed from Sixteen to Twenty, all the Sex (kept in humour by their hopes, and by their attractions) are said to be good-temper'd; but she is remarkably so. She is just turned of Twenty, but looks not more than Seventeen. Her beauty, hardly yet in its full blow, will last longer, I imagine, than in an earlier blossom. Yet the prudence visible in her whole aspect, gave her a distinction, even at Twelve, that promised, what she would be at a riper age.

Yet with all this reigning good-nature visible in her face and manner, there is such a native dignity in all she says, in all she does (tho' mingled with a frankness that shows her mind's superiority to the minds of almost all other women) that it damps and suppresses, in the most audacious, all imaginations of bold familiarity.

I know not, by my soul, how she does this neither: But so it is. She jests; she rallies: But I cannot rally her again. Love, it is said, dignifies the adored object. Perhaps it is that which awes me.

And now will your Ladyship doubt of an affirmative answer to your second question, Whether Love has listed me in the number of her particular admirers?

He has: And the devil take me if I can help myself: And yet I have no encouragement—Nor any body else; that's my consolation. Fenwick is deeper in, if possible, than I. We had at our first acquaintance, as you have heard, a tilting-bout on the occasion: But are sworn friends now; each having agreed to try his fortune by patience and perseverance; and being assured that the one has no more of her favour to boast of than the other (Note: The passages in this letter thus marked (") are those which in the preceding one are said to be scratched out; but yet were legible by holding up the letter to the light.) "We have indeed blustered away between us half a score more of her admirers. Poor whining Orme, however, perseveres. But of him we make no account: He has a watery head, and tho' he finds a way, by his sister, who visits at Mr. Selby's, and is much esteemed there, to let Miss Byron know his passion for her, notwithstanding the negative he has received; yet doubt we not, that she is safe from a flame that he will quench with his tears, before it can rise to an head to disturb us.

"You Ladies love men should whine after you: But never yet did I find, that where a blustering fellow was a competitor, the Lady married the milksop."

But let me in this particular do Miss Byron justice: How she manages it, I can't tell; but she is courteous to all: nor could ever any man charge her either with pride or cruelty. All I fear, is, that she has such an equality in her temper, that she can hardly find room in her heart for a particular Love: Nor will, till she meets with one whose mind is near as faultless as her own; and the general tenor of whose life and actions calls upon her discretion to give her leave to love.

"This apprehension I owe to a conversation I had with her grandmother Shirley; a Lady that is an ornament to old age; and who hinted to me, that her grand-daughter had exceptions both to Fenwick and me, on the score of a few indulgences that perhaps have been too public; but which all men of fashion and spirit give themselves, and all women, but this, allow of, or hate not men the worse for. But then what is her objection to Orme? He is a sober dog."

She was but eight years old when her mother died. She also was an excellent woman. Her death was brought on by grief for that of her husband; which happened but six months before—A rare instance!

The grandmother and aunt, to whom the girl is dutiful to a proverb, will not interfere with her choice. If they are applied to for their interest, the answer is constantly this: The approbation of their Harriet must first be gained, and then their consent is ready.

There is a Mr. Deane, a man of an excellent character for a Lawyer; but indeed he left off practice on coming into possession of an handsome estate: He was the girl's godfather. He is allowed to have great influence over them all. Harriet calls him papa. To him I have applied: But his answer is the very same: His daughter Harriet must choose for herself: All motions of this kind must come first from her.

And ought I to despair of succeeding with the girl herself? I, her Greville! not contemptible in person; in air—free and easy, at least; having a good estate in possession; fine expectances besides; dressing well, singing well, dancing well, and blest with a moderate share of confidence; which makes other women think me a clever fellow: She a girl of twenty; her fortune between ten and fifteen thousand pounds only; for her father's considerable estate, on his demise, for want of male heirs, went with the name: Her grandmother's jointure not more than 500l. a year—And what though her uncle Selby has no children, and loves her, yet has he nephews and nieces of his own, whom he also loves; for this Harriet is his wife's niece.

I will not despair. If resolution, if perseverance, will do, and if she be a woman, she shall be mine—And so I have told her aunt Selby, and her uncle too; and so I have told Miss Lucy Selby, her cousin, as she calls her, who is highly and deservedly in her favour; and so indeed have I more than once told the girl herself.

But now to the description of her person—Let me die, if I know where to begin. She is all over loveliness. Does not every body else who has seen her, tell you so? Her Stature; shall I begin with her stature? She cannot be said to be tall; but yet is something above the middling. Her Shape—But what care I for her shape? I, who hope to love her still more, tho' possession may make me admire her less, when she has not that to boast of? We young fellows who have been abroad, are above regarding English shapes, and prefer to them the French negligence. By the way, I think the foreign Ladies in the right, that they aim not at what they cannot attain. Whether we are so much in the right to come into their taste, is another thing. But be this as it will, there is so much ease and dignity in the person, in the dress, and in every air and motion of Miss Harriet Byron, that fine shapes will ever be in fashion where she is, be either native or foreigner the judge.

Her complexion is admirably fair and clear. I have sat admiring her complexion, till I have imagined I have seen the life-blood slowing with equal course thro' her translucent veins.

Her Forehead, so nobly free and open, shows dignity and modesty, and strikes into one a kind of awe, singly contemplated, that (from the delight which accompanies the awe) I know not how to describe. Every single feature, in short, will bear the nicest examination; and her whole Face, and her Neck, so admirably set on her finely-proportioned Shoulders—let me perish, if, taking all together, I do not hold her to be the most unexceptionable beauty I ever beheld. But what still is her particular Excellence, and distinguishes her from all other English women (for it must be acknowledged to be a characteristic of the French women of quality) is, the grace which that people call Physiognomy, and we may call Expression: Had not her features and her complexion been so fine as they are, that grace alone, that Soul shining out in her lovely aspect, joined with the ease and gracefulness of her Motion, would have made her as many admirers, as beholders.

After this, shall I descend to a more particular description?—I will.

Her Cheek—I never saw a cheek so beautifully turn'd; illustrated, as it is, by a charming Carmine flush, which denotes sound health. A most bewitching dimple takes place in each, when she smiles; and she has so much reason to be pleased with herself, and with all about her (for she is the idol of her relations) that I believe from infancy, she never frowned; nor can a frown, it is my opinion, sit upon her face for a minute. Would to heaven I were considerable enough with her to prove the contrary!

Her Mouth—There never was so lovely a mouth. But no wonder; since such rosy Lips, and such ivory and even Teeth, must give beauty to a mouth less charming than hers.

Her Nose adds dignity to her other features. Her Chin is sweetly turned, and almost imperceptibly dimpled.

Her Eyes!—Ay, madam, her Eyes!—Good Heaven! what a lustre; yet not a fierce, but a mild lustre! How have I despised the romancing Poets for their unnatural descriptions of the Eyes of their heroines! But I have thought those descriptions, tho' absurd enough in conscience, less absurd (allowing something for poetical licence) ever since I beheld those of Miss Harriet Byron.

Her Hair is a real and unlaboured ornament to her. All natural its curls: Art has no share in the lustre it gives to her other beauties.

I mentioned her Neck—Here I dare not trust myself—Inimitable creature! All-attracting loveliness!

Her Arm—Your Ladyship knows my passion for a delicate Arm.—By my Soul, madam, your own does not exceed it.

Her Hands are extremely fine. Such Fingers! And they accustomed to the Pen, to the Needle, to the Harpsichord; excelling in all—O madam! women have Souls. I am now convinced they have. I dare own to your Ladyship, that once I doubted it, on a supposition that they were given us for temporary purposes only.—And have I not seen her dance? Have I not heard her sing?—But indeed, mind and person, she is all harmony.

Then for Reading, for acquired knowledge, what Lady so young—But you know the character of her grandfather Shirley. He was a man of universal learning, and, from his public employments abroad, as polite as learned. This Girl, from Seven years of age, when he came to settle in England, to Fourteen, when she lost him, was his delight; and her education and instruction the amusement of his vacant hours. This is the Period, he used to say, in which the foundations of all female goodness are to be laid, since so soon after Fourteen they leap into women.

The dead languages he aimed not to teach her, lest he should overload her young mind: But in the Italian and French he made her an adept.

Nor were the advantages common ones which she received from his Lady, her grandmother, and from her aunt Selby, her father's sister, a woman of equal worthiness. Her grandmother particularly is one of the most pious, yet most cheerful, of women. She will not permit her daughter Byron, she says, to live with her, for both their sakes—For the Girl's sake, because there is a greater resort of company at Mr. Selby's, than at Shirley-Manor; and she is afraid, as her grand-child has a serious turn, that her own contemplative life may make her more grave than she wishes so young a woman to be. Youth, she says, is the season for cheerfulness—For her own sake, Because she looks upon her Harriet's company as a cordial too rich to be always at hand; and when she has a mind to regale, she will either send for her, fetch her, or visit her at Mrs. Selby's. One of her Letters to Mrs. Selby I once saw. It ran thus— "You must spare me my Harriet. I am in pain. My spirits are not high. I would not have the undecay'd mind yield, for want of using the means, to the decaying body. One happy day with our child, the true child of the united minds of her late excellent parents, will, I hope, effect the cure: If it do not, you must spare her to me two."

Did I not tell you, madam, that it was very difficult to describe the Person only of this admirable young Lady?—But I stop here. An horrid apprehension comes across me! How do I know but I am praising another man's future wife, and not my own; Here is a cousin of hers, a Mrs. Reeves, a fine Lady from London, come down, under the cursed influence of my evil stars, to carry this Harriet away with her into the gay world. Woman! Woman!—I beg your Ladyship's pardon; but what Angel of Twenty is proof against vanity? The first hour she appears, she will be a Toast; Stars and Titles will crowd about her; and who knows how far a paltry coronet may dazzle her, who deserves an imperial crown? But, woe to the man, whoever he be, whose pretensions dare to interfere (and have any assurance of success) with those of

Your Ladyship's
Most obedient and faithful Servant,
JOHN GREVILLE



Volume I - lettera 2

MR. GREVILLE A LADY FRAMPTON
(Acclusa alla precedente)

Northampton, 6 gennaio

Vostra Signoria mi chiede una descrizione della persona della famosa Miss Byron, nostra vicina, e di sapere se, come ha sentito dire, l'amore mi ha iscritto nell'elenco dei suoi particolari ammiratori. Particolari ammiratori dite giustamente, visto che tutti coloro che la osservano l'ammirano.

Vostra Signoria limita le sue domande alla sua persona, così mi dite, e sapete che le donne sono molto più preoccupate della bellezza di quella, che della mente. Forse può essere così, e che la loro invidia sia suscitata più dalla prima che dalla seconda. Ma chi, signora, può descrivere la persona di Miss Harriet Byron, e solo la sua persona, animato com'è ogni tratto da una mente che rivela ogni umana eccellenza, e la nobilita in ogni aspetto, in ogni veste, in ogni gesto?

Nessuna creatura vivente ha una passione per la bellezza maggiore di quella che ho io. Fino a quando conobbi Miss Byron ero uno di quelli che non guardava altro nel bel sesso. In effetti, consideravo tutte le qualità intellettuali come inutili o sconvenienti nelle donne. Vostra Signoria sa quali fossero le mie idee su questo, e per esse mi ha rimproverato. Una signora saggia e istruita la consideravo una persona del tutto innaturale. Volevo che le donne fossero solo amore, e nient'altro. Concedevo loro un grado molto esiguo di giudizio, giusto quello sufficiente a distinguere un uomo di buonsenso da uno sciocco; e quanto al mio amor proprio, sapete quanto io ne abbia, signora; ma amabile com'è la persona di Miss Byron, sfido l'uomo più sensuale che esista al mondo a non ammirarne la mente più che la persona. Che trionfo sarebbe per il diavolo, ho spesso pensato mentre contemplavo la sua perfezione, specialmente in chiesa, se fosse in grado di creare un uomo capace di abbassarla dal rango di angelo a quello di donna! Scusatemi! Vostra Signoria conosce il mio modo folle di dire qualsiasi cosa che mi passa per la testa.

La dolcezza del temperamento rende splendidi dei lineamenti comuni; quale effetto deve dunque avere su quelli eccellenti? Mai ci fu donna con un temperamento più dolce. In verità, dai sedici ai vent'anni, tutte le appartenenti al bel sesso (sempre di umore gaio per le speranze e le attrattive che hanno) si dice siano di buon carattere, ma lei lo è in modo straordinario. Ha appena compiuto vent'anni, ma sembra averne non più di diciassette. La sua bellezza, ancora non nel pieno fulgore, immagino che durerà più a lungo di quella che sboccia in modo prematuro. Ma le facoltà di giudizio visibili in ogni suo aspetto le donavano una distinzione, persino a dodici anni, che prometteva ciò che sarebbe diventata a un'età più matura.

Eppure, con tutta questa predominante bontà d'animo visibile nel suo volto e nei suoi modi, c'è una tale innata dignità in tutto ciò che dice, in tutto ciò che fa (anche se unita a una sincerità che dimostra la superiorità della sua mente rispetto a quella di quasi tutte le altre donne) che soffoca e reprime, nei più intrepidi, tutte le prospettive di un'audace familiarità.

Non so davvero come faccia, ma è proprio così. Scherza, prende in giro, ma io non riesco a risponderle per le rime. Si dice che l'amore nobilita l'oggetto dell'adorazione. Forse è questo che mi sgomenta.

E ora vostra Signoria ha forse qualche dubbio sulla risposta affermativa alla seconda domanda, ovvero se l'amore mi ha inserito nel numero dei suoi particolari ammiratori?

Sì, è così. E il diavolo mi prenda se riesco a frenarmi; eppure non ho avuto alcun incoraggiamento, né altri ne hanno avuti; è questo che mi consola. Fenwick è, se possibile, più perso di me. Non appena conosciuto, come avete sentito dire, abbiamo avuto a che dire, ma ora siamo ottimi amici, tutti e due d'accordo nel tentare la fortuna con pazienza e perseveranza, ben sapendo che l'uno non ha nulla di cui vantarsi rispetto all'altro. (Nota: I brani tra virgolette che seguono sono quelli che nella precedente lettera si diceva fossero stati cancellati, ma ancora leggibili mettendo il foglio controluce). "In realtà tra tutti e due abbiamo allontanato più di una decina di suoi ammiratori. Tuttavia, il povero e lamentoso Orme persevera. Ma di lui non ci preoccupiamo; ha la testa vuota, e sebbene cerchi il modo, attraverso la sorella, che fa visita a casa di Mr. Selby e là è molto stimata, di far sapere a Miss Byron della passione che nutre per lei, nonostante i dinieghi ricevuti, non abbiamo dubbi che lei sia immune da fiamme che lui estinguerà con le lacrime, prima che arrivino a farci impensierire.

"A voi signore fa piacere che gli uomini vi vengano dietro uggiolando, ma non ho mai visto che dove a competere vi sia un tipo sanguigno la signora sposi uno smidollato."

Ma per questo in particolare fatemi rendere giustizia a Miss Byron; come ci riesca, non saprei dirlo, ma è cortese con tutti, e nessuno potrebbe incolparla di orgoglio o crudeltà. Tutto ciò che temo è che abbia un temperamento talmente equidistante da non avere posto nel cuore per un amore specifico, e non lo avrà, fino quando non incontrerà qualcuno la cui mente si avvicini a essere priva di difetti come la sua, e il cui generale tenore di vita e il modo di agire induca il suo giudizio a dargli licenza di amare.

"Questa inquietudine la devo a una conversazione avuta con la nonna Shirley, una signora che dà lustro alla vecchiaia, e che mi ha fatto capire che la nipote ha delle obiezioni sia su di me che su Fenwick a causa di alcuni piaceri che forse sono stati troppo pubblici, ma che tutti gli uomini di mondo e di spirito si concedono, e tutte le donne, tranne questa, tollerano, o comunque non detestano uomini che fanno di peggio. E quali sono allora le sue obiezioni su Orme? Lui è di una assoluta sobrietà."

Miss Byron aveva otto anni quando morì la madre. Anche lei era una donna eccellente. La sua morte fu causata dal dolore per quella del marito, avvenuta sei mesi prima. Un esempio raro!

La nonna e la zia, verso le quali la ragazza mostra una risaputa deferenza, non interferiranno nella sua scelta. Se ci si rivolge alla loro autorità, la risposta è sempre: è necessario avere l'approvazione di Harriet, e poi il loro consenso è garantito.

C'è un certo Mr. Deane, un uomo di carattere eccellente per essere un avvocato; ma in realtà ha tralasciato le pratiche per entrare in possesso di una bella proprietà: è il padrino della ragazza. Gode di una grande influenza su tutte loro. Harriet lo chiama papà. Mi sono rivolto a lui, ma la sua risposta è la stessa: sua figlia Harriet deve scegliere da sé; qualsiasi istanza di questo genere deve venire prima da lei.

Devo dunque disperare di conquistare la ragazza in persona? Io il suo Greville! non disprezzabile d'aspetto, con, almeno, un'aria disinvolta e spigliata, in possesso di una buona proprietà e, in aggiunta, di ottime prospettive future, ben vestito, bravo a cantare e a ballare, e benedetto da una quota moderata di sicurezza di sé, il che mi fa ritenere un tipo sveglio dalle altre donne; lei, una ragazza di vent'anni, con un patrimonio soltanto tra le dieci e le quindicimila sterline, poiché la considerevole proprietà del padre, alla sua morte, a causa della mancanza di eredi maschi, ha seguito il nome; l'appannaggio vedovile della nonna di non più di 500 sterline l'anno. E poi, anche se lo zio Selby non ha figli, e le vuole bene, ha nipoti maschi e femmine del suo, ai quali vuole parimenti bene, e Harriet è nipote della moglie.

Non dispererò. Se la fermezza, la perseveranza, valgono qualcosa, e se è una donna, sarà mia. E così ho detto alla zia Selby, e anche allo zio; e così ho detto a Miss Lucy Selby, la cugina, come lei la chiama, che è sempre e giustamente dalla sua parte, e così ho in effetti detto più di una volta alla ragazza in persona.

Ma ora passiamo alla descrizione del suo aspetto. Non so davvero da dove cominciare. È tutta leggiadria. Non vi direbbe così chiunque altro la vedesse? La statura; devo cominciare con la statura? Non si può dire che sia alta, eppure è in qualche modo al di sopra della media. La figura... ma cosa m'importa della figura? Io, che spero di amarla sempre di più, anche se il possesso potrebbe farmela ammirare di meno, mentre lei non se ne fa alcun vanto? Noi giovanotti che siamo stati all'estero, siamo al di sopra dei modelli inglesi, e preferiamo la noncuranza francese. A proposito, penso che le signore straniere siano nel giusto a non puntare a ciò che non possono ottenere. Se noi siamo altrettanto nel giusto nell'essere di loro gusto, è tutt'altra cosa. Ma sia come sia, c'è così tanta spontaneità e dignità nella persona, nel modo di vestire e in qualsiasi cosa faccia Miss Harriet Byron, che la sua figura sarà sempre ammirata, non importa se il giudice sia straniero o inglese.

La sua carnagione è bella e radiosa in modo mirabile. Sono rimasto ad ammirare la sua carnagione fino a quando ho immaginato di aver visto la linfa vitale fluire egualmente lenta attraverso le vene semitrasparenti.

La fronte, così nobilmente sgombra e aperta, rivela dignità e modestia, e infonde una sorta di timore reverenziale, solo a contemplarla, tanto che (a causa della delizia che accompagna il timore reverenziale) non so come descriverla. Ogni singolo lineamento, in breve, sosterrà qualsiasi esame, e il volto, il collo, uniti in modo talmente mirabile a spalle così finemente proporzionate... lasciate che io muoia, se, mettendo insieme tutto questo, non la dovessi ritenere la bellezza più incontestabile che io abbia mai visto. Ma ciò che è la sua particolare eccellenza, e la distingue da tutte le altre donne inglesi (poiché si deve ammettere come sia una caratteristica delle donne francesi di qualità) è la grazia di quella che la gente chiama fisionomia, e che noi possiamo chiamare espressione. Se i suoi lineamenti e la sua carnagione non fossero belli come sono, anche solo quella grazia, che l'anima fa brillare nel suo incantevole aspetto, unita alla spontaneità e alla leggiadria dei gesti, avrebbe reso ammiratori tutti quelli che la guardano.

Dopo questo, devo forse dilungarmi in descrizioni più dettagliate? Lo farò.

Le guance... non ho mai visto guance così ben tornite, corredate come sono da una incantevole vampa carminio, che denota buona salute. Due seducenti fossette si formano a entrambi i lati quando sorride, e ha così tante ragioni per essere compiaciuta di se stessa, e di tutto ciò che la riguarda (poiché è l'idolo di tutti quelli che la conoscono) da far presumere che fin dall'infanzia non sia mai stata corrucciata, né, secondo me, potrebbe un corruccio restarle in volto per più di un minuto. Volesse il cielo che fossi abbastanza importante per lei da provare il contrario!

La bocca... non c'è mai stata una bocca tanto incantevole. Ma non c'è da meravigliarsene, visto che quelle labbra rosee, e l'avorio dei denti perfetti, renderebbero bella una bocca meno affascinante della sua.

Il naso aggiunge dignità agli altri lineamenti. Il mento è tornito con dolcezza, e con una impercettibile fossetta.

Gli occhi! Oh, signora, i suoi occhi! Giusto cielo! Che lucentezza, ma non violenta, una lucentezza mite! Come disprezzavo i poeti sentimentali per le innaturali descrizioni degli occhi delle loro eroine! Ma ho ritenuto quelle descrizioni, anche se in coscienza abbastanza assurde, meno assurde (concedendo qualcosa alla licenza poetica) da quando ho mirato quelli di Miss Harriet Byron.

I capelli sono in lei un reale e non elaborato ornamento. I riccioli del tutto naturali; l'artificio non ha spazio nella lucentezza che donano alle sue altre attrattive.

Ho menzionato il collo... qui non oso fidarmi di me stesso... creatura inimitabile! Incanto che rapisce!

Le braccia... Vostra Signoria conosce la mia passione per le braccia delicate. Sul mio onore, signora, le vostre non le superano.

Le mani sono estremamente belle. Che dita! E sono avvezze alla penna, all'ago, al clavicembalo; eccellono in tutto... Oh signora! le donne hanno un'anima. Ora sono convinto che ce l'abbiano. Devo ammettere con vostra Signoria che una volta ne dubitavo, nella convinzione che ci fossero state donate solo per un uso temporaneo. E non l'ho forse vista danzare? Non l'ho forse sentita cantare? Ma in realtà, mente e persona, lei è tutta armonia.

E poi la lettura, l'acquisire conoscenze, una signora così giovane... Ma conoscevate il carattere del nonno Shirley. Era un uomo di erudizione universale, e, per i ruoli pubblici ricoperti all'estero, cortese quanto colto. La ragazza, dai sette anni di età, quando egli venne in Inghilterra per seguirla, ai quattordici, quando lo perdette, fu la sua delizia, e guidarla e istruirla lo svago delle ore libere. Era solito dire che quello è il periodo in cui debbono essere gettate le fondamenta delle qualità femminili, dato che subito dopo i quattordici anni le ragazze diventano donne.

Le lingue morte non gliele insegnava, poiché non voleva sovraccaricare quella giovane mente. Ma la rese esperta dell'italiano e del francese.

E nemmeno ordinari furono i vantaggi che le fornirono la moglie, sua nonna, e la zia Selby, sorella del padre, una donna di pari valore. La nonna, in particolare, è una delle donne più pie, ma anche più piena di buon umore. Non permette alla figlia Byron, così dice, di abitare con lei, a vantaggio di entrambe. A vantaggio della ragazza, poiché c'è molta più compagnia da Mr. Selby che a Shirley-Manor, e teme, visto che la nipote è incline alla serietà, che la propria vita contemplativa possa renderla più austera di quanto lei desideri che sia una donna così giovane. La giovinezza, così dice, è la stagione dell'allegria. A proprio vantaggio, poiché considera la compagnia della sua Harriet come un liquore troppo forte per essere sempre a portata di mano; e quando vuole svagarsi, la manda a chiamare, la va a prendere, oppure fa visita a Mrs. Selby. Una volta ho visto una delle sue lettere a Mrs. Selby. Diceva così: "Dovete lasciarmi la mia Harriet. Sono afflitta. L'umore non è buono. Non vorrei avere, per non aver usato i mezzi adatti, la mente incorrotta infettata da un corpo in decadenza. Un giorno felice con nostra figlia, la figlia reale delle menti unite dei suoi eccellenti genitori defunti, spero che avrà un effetto curativo; se non fosse così, dovrete lasciarmela per due."

Non ve l'avevo detto, signora, di come fosse difficilissimo descrivere solo la persona di questa ammirevole giovane donna? Ma mi fermo qui. Mi coglie un'ansia terribile! Di star elogiando la futura moglie di un altro, e non la mia; c'è qui una sua cugina, una certa Mrs. Reeves, una raffinata signora venuta da Londra, sotto la disgraziata l'influenza della mia cattiva stella, per portare con sé questa Harriet nella società gaudente. Donne! Donne! Mi scuso con vostra Signoria, ma quale angelo di vent'anni riesce a resistere alla vanità? Nel primo momento in cui lei apparirà, diventerà un idolo; celebrità e titolati le si affolleranno intorno, e chi lo sa quanto possa abbagliare una misera coroncina lei, che è degna di una corona imperiale? Ma guai all'uomo, chiunque sia, le cui pretese osino interferire (con una qualche speranza di successo) con quelle

dell'obbedientissimo e fedele servo
di vostra Signoria,
JOHN GREVILLE



Volume I - Letter 3

MISS HARRIET BYRON TO MISS LUCY SELBY.

Selby House, Jan. 16.

I Return you inclosed, my Lucy, Mr. Greville's strange Letter. As you asked him for it, he will have no doubt but you shewed it to me. It is better therefore, if he make enquiry whether you did or not, to own it. In this case he will be curious to know my sentiments upon it. He is sensible that my whole heart is open to you.

Tell him, if you think proper, in so many words, that I am far more displeased with him for his impetuosity, than gratified by his flattery.

Tell him, that I think it very hard, that, when my nearest relations leave me so generously to my liberty, a man, to whom I never gave cause to treat me with disrespect, should take upon himself to threaten and controul me.

Ask him, What are his pretences for following me to London, or elsewhere?

If I had not had reasons before to avoid a more than neighbourly civility to him, he has now furnished me with very strong ones. The threatening Lover must certainly make a tyrant Husband. Don't you think so, Lucy?—But make not supposals of Lover, or Husband to him: These bold men will turn shadows into substance, in their own favour.

A woman who is so much exalted above what she can deserve, has reason to be terrified, were she to marry the complimenter (even could she suppose him so blinded by his passion as not to be absolutely insincere) to think of the height she must fall from, in his opinion, when she has put it into his power to treat her but as what she is.

Indeed I both despise and fear a very high complimenter.—Despise him for his designing flattery, supposing him not to believe himself; or, if he mean what he says, for his injudiciousness. I fear him, lest he should (as in the former case he must hope) be able to raise a vanity in me, that would sink me beneath his meanness, and give him cause to triumph over my folly, at the very time that I am full of my own wisdom.

High-strain'd compliments, in short, always pull me down; always make me shrink into myself. Have I not some vanity to guard against? I have no doubt but Mr. Greville wished I should see this Letter: And this gives me some little indignation against myself; for does it not look as if, from some faults in my conduct, Mr. Greville had formed hopes of succeeding, by treating me like a fool?

I hope these gentlemen will not follow me to town, as they threaten. If they do, I will not see them, if I can any way avoid it. Yet, for me to appear to them solicitous on this head, or to desire them not to go, will be in some measure to lay myself under an obligation to their acquiescence. It is not therefore for me to hope to influence them in this matter; since they expect too much in return for it from me; and since they will be ready to found a merit in their passion, even for disobliging me.

I cannot bear, however, to think of their dangling after me where-ever I go. These men, my dear, were we to give them importance with us, would be greater infringers of our natural freedom than the most severe Parents; and for their own sakes: Whereas Parents, if ever so despotic (if not unnatural ones indeed) mean solely our good, tho' headstrong girls do not always think so. Yet such, even such, can be teazed out of their wills, at least out of their duty, by the men who style themselves Lovers, when they are invincible to all the entreaties and commands of their Parents.

Oh that the next eight or ten years of my life, if I find not in the interim a man, on whom my whole undivided heart can fix, were happily over! As happily as the last alike important four years! To be able to look down from the elevation of thirty years, my principles fix'd, and to have no capital folly to reproach myself with, what an happiness would that be!

My Cousin Reeves's time of setting out holds; the indulgence of my dearest Friends continues; and my resolution holds. But I will see my Nancy before I set out. What! shall I enter upon a party of pleasure, and leave in my heart room to reflect, in the midst of it, that there is a dear suffering friend who had reason to think I was afraid of giving myself pain, when I might, by the balm of true love and friendly soothings, administer comfort to her wounded heart?—No, my Lucy, believe me, if I have not generosity enough, I have selfishness enough, to make me avoid a sting so severe as this would be, to Your

HARRIET BYRON.



Volume I - lettera 3

MISS HARRIET BYRON A MISS LUCY SELBY.

Selby House, 16 gen.

Ti restituisco in allegato, mia Lucy, la strana lettera di Mr. Greville. Visto che gliel'hai chiesta, non avrà dubbi sul fatto che me l'hai mostrata. È quindi meglio, se dovesse chiederti se l'hai fatto o meno, dirgli di sì. Nel caso, sarà curioso di sapere che cosa ne penso. Sa che con te il mio cuore è totalmente aperto.

Digli con queste precise parole, se lo ritieni appropriato, che sono di gran lunga rimasta più scontenta della sua impetuosità che gratificata dalle sue lusinghe.

Digli che ritengo molto difficile che, mentre i miei parenti più stretti mi lasciano libera in modo così generoso, un uomo al quale non ho mai dato motivo di trattarmi con mancanza di rispetto si assuma il compito di minacciarmi e controllarmi.

Chiedigli con quale diritto pretende di seguirmi a Londra, o da qualsiasi altra parte.

Se non ho avuto motivo in precedenza di sottrarmi, da buona vicina, a più che una cortesia nei suoi confronti, ora me ne ha fornito uno molto solido. Un innamorato minaccioso diventa sicuramente un marito tiranno. Non la pensi così, Lucy? Ma non parlare di innamorati o mariti con lui: uomini così spavaldi danno sostanza alle ombre, se è a loro vantaggio.

Una donna che è elogiata così oltre ciò che può meritare, ha motivo di guardare con terrore, se dovesse sposare chi la omaggia (anche se potrebbesupporre che sia tanto accecato dalla passione quanto non totalmente sincero), all'altezza da cui cadrà nella stima di lui, una volta che sia in suo potere trattarla solo per quello che lei è.

In effetti, disprezzo e temo chi fa elogi esagerati. Lo disprezzo per le lusinghe forzate, ritenendo che non creda a ciò che dice, oppure, se ci crede, per il suo comportamento avventato. Lo temo perché potrebbe (come nel caso precedente spera di fare) far emergere in me la vanità, il che mi farebbe scendere al di sotto della sua meschinità, e gli concederebbe il trionfo sulla mia stupidità, nello stesso momento in cui mi sentirei colma di saggezza.

In breve, i complimenti artificiosi mi fanno sempre arretrare, mi portano sempre a ritrarmi in me stessa. Non ho forse un certo grado di vanità da cui guardarmi? Non ho alcun dubbio che Mr. Greville desiderasse farmi leggere quella lettera, e questo mi fa un po' indignare con me stessa, poiché non sembra come se, per qualche errore nella mia condotta, Mr. Greville abbia nutrito la speranza di avere successo trattandomi come una stupida?

Spero che quei gentiluomini non mi seguano in città, come promettono di fare. Se lo facessero, non li riceverò, se appena avrò modo di evitarlo. Ma per quanto mi riguarda, far sembrare loro di preoccuparmi di questo, o di desiderare che non vengano, sarebbe in qualche misura sentirmi in obbligo verso di loro. Non è quindi mio compito sperare di influenzarli al riguardo, dato che si aspettano proprio questo da me, e visto che sarebbero pronti a giustificare con la loro passione persino l'atto di disobbedirmi.

Non riesco tuttavia a sopportare il pensiero di vedermeli ciondolare intorno ovunque io vada. Questi uomini, mia cara, se dessimo loro importanza, sarebbero contro le nostre naturali libertà ben più dei genitori più severi; e quanto al loro amor proprio, è quello che i genitori, se dispotici (cosa in effetti non troppo anormale) intendono con solo il nostro bene, anche se le ragazze caparbie non la pensano sempre così. Ma queste, persino queste, possono essere distolte dalle loro volontà, o almeno dai loro doveri, da uomini che si professano innamorati, se sorde a tutte le suppliche e a tutti i dettami dei genitori.

Oh, che i prossimi otto o dieci anni della mia vita, se nel frattempo non trovo un uomo al quale affidare totalmente il mio cuore, trascorrano felicemente! Tanto felicemente quanto gli ultimi, importanti quattro anni! Essere in grado di guardare in basso dall'alto dei trent'anni, i miei principi ben saldi, e non avere alcuna follia sostanziale da rimproverarmi, che felicità sarebbe!

La partenza di mia cugina Reeves è stabilita, l'indulgenza dei miei carissimi parenti continua e la mia decisione è ferma. Ma prima di partire farò visita alla mia Nancy. Ma come! Mi accingo a trascorrere un periodo di svago, e dovrei lasciare uno spazio vuoto nel mio cuore per riflettere, nel bel mezzo di esso, che c'è una cara amica sofferente che ha motivo di credere che io abbia timore di sentirmi in pena, quando potrei, con il balsamo del vero amore e dell'amicizia che dà sollievo, consolare il suo cuore ferito? No, mia Lucy, credimi, se non sono generosa a sufficienza, sono egoista a sufficienza per evitare un tormento acuto come sarebbe questo, per la tua

HARRIET BYRON



Volume I - Letter 4

MISS BYRON TO MISS SELBY

Grosvenor-Street, Tuesday, Jan. 24.

We are just arrived. We had a very agreeable journey.

I need not tell you that Mr. Greville and Mr. Fenwick attended us to our first baiting; and had a genteel dinner ready provided for us: The gentlemen will tell you this, and all particulars.

They both renewed their menaces of following me to London, if I stay'd above one month. They were so good as to stretch their fortnight to a month.

Mr. Fenwick, in very pathetic terms, as he found an opportunity to engage me alone for a few minutes, besought me to love him. Mr. Greville was as earnest with me to declare, that I hated him. Such a declaration, he said, was all he at present wished for. It was strange, he told me, that he neither could prevail on me to encourage his Love, nor to declare my Hatred. He is a whimsical creature.

I rallied him with my usual freedom; and told him, that if there was one person in the world that I was capable of hating, I could make the less scruple to oblige him. He thank'd me for that.

The two gentlemen would fain have proceeded farther: But as they are never out of their way, I dare say, they would have gone to London; and there have dangled on till we should not have got rid of them, for my whole time of being in town.

I was very gravely earnest with them to leave us, when we stepped into the coach in order to proceed. Fenwick, you dog, said Mr. Greville, we must return; Miss Byron looks grave. Gravity, and a rising colour in the finest face in the world, indicates as much as the frowns of other Beauties. And in the most respectful manner they both took leave of me; insisting, however, on my hand, and that I would wish them well.

I gave each my hand; I wish you very well, gentlemen, said I: And I am obliged to your civility in seeing me so far on my journey: Especially as you are so kind as to leave me here.

Why, dear Madam, did you not spare your Especially, said Mr. Greville?—Come, Fenwick, let us retire, and lay our two loggerheads together, and live over again the past hour, and then hang ourselves.

Poor Mr. Orme! The coach, at our first setting out, passed by his Park-gate, you know. There was he—on the very ridge of the highway. I saw him not till it was near him. He bowed to the very ground, with such an air of disconsolateness!—Poor Mr. Orme!—I wish'd to have said one word to him, when we had passed him: But the coach flew—Why did the coach fly?—But I waved my hand, and leaned out of the coach as far as I could, and bowed to him.

O Miss Byron, said Mrs. Reeves (so said Mr. Reeves) Mr. Orme is the happy man.

Did I think as you do, said I, I should not be so desirous to have spoken to him: But, methinks, I should have been glad to have once said, Adieu, Mr. Orme; for Mr. Orme is a good man.

But, Lucy, my heart was softened at parting with my dear relations and friends; and when the heart is softened, light impressions will go deep.

My cousins house is suitable to their fortune: Very handsome, and furnished in taste. Mrs. Reeves, knowing well what a scribbler I am, and am expected to be, has provided me with pen, ink, and paper, in abundance. She readily allowed me to take early possession of my apartment, that I might pay punctual obedience to the commands of all my friends on setting out. These, you know, were, to write in the first hour of my arrival: And it was allowed to be to you, my dear. But, writing thus early, what can have occurred?

My apartment is extremely elegant. A well-furnish'd book-case, is, however, to me the most attracting ornament in it—Pardon me, dear Pen and Ink! I must not prefer any thing to you, by whose means, I hope to spend some part of every day at Selby-House; and even at this distance, amuse with my prattle those friends that are always so partial to it.

And now, my dear, my revered grandmamma, I ask your blessing—Yours, my ever-indulgent aunt Selby—And yours, my honoured and equally beloved uncle Selby. Who knows but you will, now in absence, take less delight in teasing your ever-dutiful Harriet? But yet I unbespeak not my monitor.

Continue to love me, my Lucy, as I shall endeavour to deserve your Love: And let me know how our dear Nancy does.

My heart bleeds for her. I should have held myself utterly inexcusable, had I accepted of your kindly-intended dispensation, and come to town for three whole months, without repeating to her, by word of mouth, my Love, and my sympathising concern for her. What merit does her patience add to her other merits! How has her calamity endeared her to me! If ever I shall be heavily afflicted, God give me her amiable, her almost meritorious patience in sufferings!

To my cousin Holles's, and all my other Relations, Friends, Companions, make the affectionate compliments of Your

HARRIET BYRON



Volume I - lettera 4

MISS BYRON A MISS SELBY

Grosvenor-Street, martedì 24 gen.

Siamo appena arrivati. Il viaggio è stato molto piacevole.

Non ho bisogno di dirti che Mr. Greville e Mr. Fenwick erano lì alla nostra prima tappa, con un raffinato pranzo fatto preparare per noi; i due gentiluomini te lo racconteranno, con tutti i particolari.

Hanno entrambi rinnovato la minaccia di seguirmi a Londra, se resterò per più di un mese. Sono stati così buoni da allungare le due settimane a un mese.

Mr. Fenwick, con parole molto toccanti, dopo che aveva trovato il modo di vedermi da sola per qualche minuto, mi ha implorato di amarlo. Mr. Greville è stato così sincero con me da affermare che lo detestavo. Una tale dichiarazione, ha detto, era tutto ciò che voleva fare al momento. Era strano, mi ha detto, che non fosse riuscito a convincermi a incoraggiare il suo amore, né a dichiarare la mia avversione. È proprio una bizzarra creatura.

L'ho preso in giro con la mia solita libertà, e gli ho detto che se c'era una persona al mondo che io fossi capace di detestare non mi sarei fatta scrupolo di comunicarglielo. Mi ha ringraziata per questo.

I due gentiluomini sarebbero stati disposti ad andare oltre, ma dato che non demordono mai, credo proprio che sarebbero arrivati a Londra, e là avrebbero ciondolato per tutto il tempo della mia permanenza in città, fino a quando non fossimo riuscite a sbarazzarci di loro.

Quando siamo risalite in carrozza per proseguire, sono stata molto decisa nel chiedere loro di lasciarci. Fenwick, asino che sei, ha detto Mr. Greville, dobbiamo tornare indietro, Miss Byron sta parlando seriamente. L'espressione seria e un crescente rossore nel volto più bello del mondo hanno lo stesso significato dell'aggrottare le sopracciglia in altre bellezze. E, nel più rispettoso dei modi, hanno entrambi preso congedo da me, insistendo per la mia mano e affinché augurassi loro ogni bene.

Ho dato a tutti e due la mano; ho detto, vi auguro ogni bene, signori; e sono in obbligo con voi per essere venuti in un posto così distante durante il mio viaggio; specialmente perché siete così cortesi da salutarmi qui.

Ah, cara signora, non potevate risparmiarci lo specialmente? ha detto Mr. Greville. Vieni, Fenwick, ritiriamoci, dimentichiamo la nostra rivalità, riviviamo le ore passate e poi andiamo a impiccarci.

Povero Mr. Orme! La carrozza, subito dopo la partenza, è passata come sai vicino all'ingresso del suo parco. Lui era lì... proprio sulla strada principale. Non l'ho visto fino a quando non gli sono passata accanto. Si è inchinato fino a terra, con una tale aria sconsolata! Povero Mr. Orme! Avrei voluto dirgli qualcosa, quando gli siamo passati davanti, ma la carrozza andava velocissima... perché mai corrono così le carrozze? Ma ho agitato la mano, mi sono affacciata dalla carrozza quel tanto che ho potuto e gli ho rivolto un inchino.

Oh, Miss Byron, ha detto Mrs. Reeves (così ha detto Mr. Reeves), Mr. Orme è un uomo felice.

Se l'avessi pensata come voi, ho detto io, non avrei avuto tanta voglia di parlarci, ma credo che sarei stata lieta di avergli detto una volta: adieu, Mr. Orme, poiché Mr. Orme è un brav'uomo.

Ma, Lucy, il cuore mi si era ammorbidito nel separarmi dai miei cari parenti e amici, e quando il cuore è ammorbidito le impressioni supeficiali diventano profonde.

La casa dei miei cugini è consona alla loro ricchezza; bellissima e ammobiliata con gusto. Mrs. Reeves, sapendo bene che imbrattacarte sono, e ci si aspetta che io sia, mi ha munita di penna, inchiostro e carta in abbondanza. Mi ha fatto subito prendere possesso della mia camera, affinché mi sistemassi per poter obbedire puntualmente ai voleri dei miei amici, ovvero, come sai, scrivere entro un'ora dal mio arrivo. E la cosa mi ha permesso di stare con te, mia cara. Ma scrivendo così presto che cosa può mai essere accaduta?

La mia camera è estremamente elegante. Tuttavia, una libreria ben fornita è per me l'ornamento più attraente in essa. Perdonatemi, cara penna e caro inchiostro! Non devo preferire nulla a voi, poiché a causa vostra spero di trascorrere parte di ogni giornata dentro Selby-House, e anche a questa distanza, divertire con le mie chiacchiere quegli amici che sono sempre così parziali verso di esse.

E ora, mia cara, mia riverita nonna, chiedo la vostra benedizione... la vostra, sempre indulgente zia Selby... e la vostra, mio onorato e parimenti amato zio Selby. Chissà se, da lontano, vi delizierà meno burlarvi della vostra sempre rispettosa Harriet. Ma non dimentico il mio guardiano.

Continua ad amarmi, mia Lucy, visto che farò tutto il possibile per meritare il tuo amore, e fammi sapere come sta la nostra cara Nancy.

Il mio cuore sanguina per lei. Mi sarei considerata sommamente imperdonabile, se avessi accettato la tua gentilmente intesa dispensa da una visita, se fossi venuta in città per tre mesi di fila, senza ripeterle, a viva voce, il mio amore e la mia partecipe preoccupazione per lei. Quanti meriti aggiunge la sua pazienza a tutti gli altri! Quanto me l'hanno resa cara le sue disgrazie! Se mai dovessi essere profondamente afflitta, Dio mi conceda la sua amabile, la sua quasi meritoria pazienza di fronte alla sofferenza!

Saluti affettuosi alla cugina Holles, e a tutti i miei parenti, amici e conoscenti, dalla tua

HARRIET BYRON

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